Chiudono le edicole, crisi dell’informazione? Anche… Ma le amministrazioni non se ne curano

Da sempre, a Viterbo, sotto la Torre del Comune è esistita una rivendita di giornali.

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Edicole chiuse

Da sempre, a Viterbo, sotto la Torre del Comune è esistita una rivendita di giornali. Compare infatti nelle più vecchie foto di Piazza del Plebiscito e mi ricordo, da piccolo, che dopo la Messa domenicale a S.Angelo, prima di passare da Schenardi, mio papà dal quel “buchetto” di giornalaio comprava l’immancabile suo quotidiano preferito: “IL TEMPO.

Oggi anche questo luogo di viterbesità è scomparso. L’ edicola è chiusa, forse per sempre.

Ma non è la sola, a Viterbo, che sia sparita. Non c’è più quella del Sacrario (con davanti anche una rivendita di piantine grasse), non c’è più quella di Via Garbini “affacciata” sui palazzi Comunali, né quella davanti al Supermercato Leclerc.

Per un pelo si è salvata l’ edicola di piazza della Rocca, resistono La Quercia, viale Trento e via Cattaneo.  Speriamo per sempre. Lo speriamo davvero!

Ma che succede? La gente non legge più? Non interessa quanto accade vicinissimo, abbastanza vicino o molto lontano?

No, non è questo. E’ perchè sono cambiate le modalità – e gli strumenti – di comunicare nel mondo dei media.

La Radio prima, la televisione poi, con i loro notiziari soddisfano i “bisogni” di informazione dei più. A molti altri, per fortuna, questo non basta: sono coloro che non si accontentano solo di parole e video, ma che sentono il bisogno di contenuti più approfonditi e di riflessioni, che si meditano meglio in un testo scritto su carta.

La nostra affascinante e “temeraria” avventura editoriale con il giornale online che state leggendo è ormai cosa del terzo millennio, legata all’ uso del mezzo elettronico anzichè della stampa.

Abbiamo sostituito alla linotype, ai rotoloni di carta, ai fattorini che portavano i giornali presso le edicole il personal computer che in un baleno trasporta il nostro pensiero sui vostri telefonini e tablet.

Non siamo però noi, comunicatori elettronici, ad aver affossato le rivendite dei giornali. E’ stata la crisi del commercio in genere, oltre alle difficoltà gestionali dell’ “azienda-giornalaio”.

Le edicole, però, anche se oggi vendono meno quotidiani, possono esibire e offrire tanti periodici mensili e settimanali specializzati. Tuttavia, malgrado questa chance, molte – come abbiamo visto – non riescono a sopravvivere all’ arrtramento della diffusione della carta stampata.

Ma la parziale chiusura delle edicole – va detto – è figlia soprattutto del disinteresse e delle difficoltà che incontra qualsiasi imprenditore del commercio nella città di Viterbo.

Se i negozi abbassano la saracinesca, come le edicole, è perché il Piano del commercio comunale li trascura (come avviene, per la verità, in molte altre aree urbane) e favorisce l’ apertura di grossi centri commerciali e di locali notturni, mettendo a rischio la stimolante e viva tradizione del piccolo commercio. Anche questo è un segno distorto della “modernità”.

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