Chiusura del Pozzo S. Sisto. Finisce solo un primo ciclo, ma il futuro resta aperto. Nuovi ricorsi ed esposti in arrivo

Dal pomeriggio di ieri hanno preso il via i lavori presso le Masse di S. Sisto per portare alla luce il boccapozzo

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La vasca vuota e il cantiere. Foto di Giovanni Faperdue

sagginiDal pomeriggio di ieri hanno preso il via i lavori presso le Masse di S. Sisto per portare alla luce il boccapozzo.

La Soprintendenza, nella sua autorizzazione, ha specificato che non possono essere usate apparecchiature meccaniche che creino vibrazioni per non arrecare danni alle vestigia storiche presenti sul posto. L’impresa Braca ha iniziato a scalpellare le pietre che proteggono il boccapozzo.

Il boccapozzo. Foto di Giovanni Faperdue

Ricordiamo che il pozzo S. Sisto fu perforato dall’ing. Conforto, su commissione della Società Terni, nei primi anni 50. In quell’epoca, nella nostra zona termale, vennero perforati diversi pozzi, alla ricerca di gas metano. L’esplorazione non dette i risultati sperati, e noi viterbesi ci trovammo con il Bacino del Bullicame violentato in più punti. Poi, siccome non serviva, il pozzo San Sisto fu chiuso, ma la potenza del bacino del Bullicame riuscì ad aprire un pertugio, e quella scaturigine fu usata per anni per riempire una piscina termale, ad uso gratuito. Successivamente la zona, di proprietà della Società Antiche Terme Romane, fu recintata e venne concessa in comodato d’uso gratuito ad una Associazione.

Adesso – con l’ ultima sentenza del giudice Bonato del Tribunale di Viterbo, di natura cautelare, quindi non definitiva – si è giunti alla parola fine, ma momentaneamente, visto che è già in atto una causa civile oltre a due amministrative e altre iniziative giudiziarie stanno partendo. Fine – dunque – solo di questa lunga prima fase della vicenda, visto che la Società Antiche Terme Romane (e con lei l’Associazione Le Masse) già ieri ha presentato un nuovo ricorso, o – non lo sappiamo ancora – un esposto/denuncia penale. Stamattina alle Masse di San Sisto è giunta (come annunciato) la dott.ssa Maria Letizia Arancio, che ha controllato i primi scavi effettuati e ha chiesto di andare avanti secondo il programma nella ricerca di eventuali reperti archeologici.

Il geologo Giancarlo Bruti. Foto di Giovanni Faperdue

Per il pozzo S. Sisto adesso dovrà intervenire una società specializzata nel ricondizionamento dei pozzi termali. Considerato che è bene che l’ offerta termale a Viterbo – come da me sempre sostenuto – sia varia e differenziata, noi crediamo comunque che nel futuro (così come si sta cercando di creare una “location” esclusiva, Cinque stelle super-lusso, dove erano le Terme dei Lavoratori), ci potrà e dovrà essere anche lo spazio per strutture “low cost”, come è stata quella delle Masse. Tenendo naturalmente presente che, per ottenere qualcosa, è sempre necessario osservare la legge e trovare accordi sulla base delle possibilità offerte.

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