In solo 5 giorni è stato ordinato il ritiro della licenza al bar, prima dal Prefetto Bruno poi dal Comune di Viterbo. Tuttavia, non tutti i viterbesi sono d'accordo

Chiusura Divino Bar, infuriano le polemiche in città

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Qualche giorno fa è stato emanato un provvedimento dal prefetto Bruno, un’ordinanza volta a ritirare la licenza del Divino bar a Viterbo, famoso locale sito in piazza Martiri d’Ungheria, precisamente in zona Sacrario. Il bar è sempre stato aperto dall’alba offrendo colazioni, pranzi, buffet ed aperitivi, continuando poi con intrattenimento musicale. Ora si trova a dover chiudere, in una situazione non di certo rosea per la ristorazione, a causa di due ordinanze emanate dal Prefetto e dal Comune. In neanche cinque giorni l’esercizio pubblico è stato chiuso.

Secondo Giovanni Bruno, il bar era diventato a tutti gli effetti un luogo dove si riunivano diverse persone con precedenti penali, in maggioranza stranieri extracomunitari, che rappresentavano quindi un motivo di turbamento dell’ordine pubblico e della sicurezza.

Momentaneamente la comunità viterbese si trova divisa da uno spartiacque. C’è chi pensa che il provvedimento sia stato la manovra più giusta da adottare per la tutela e la sicurezza della città, alcuni cittadini ritengono che sia un luogo pericoloso anche al solo passaggio, essendo frequentato per la maggior parte da extracomunitari e da pregiudicati. C’è anche chi, invece, non accetta la chiusura del bar affermando che, dopotutto, essendo quella del Sacrario una zona “popolare” e con case date in affitto a molti stranieri, è normale che questi ultimi frequentino il bar più vicino. Molti altri sostengono che in un momento come quello attuale, in cui è già difficile di per sé poter tenere aperta un’attività, la chiusura forzata non sia stata una gran mossa.

Sulla pagina Facebook del bar vengono pubblicate alcune foto della struttura con dei cartelloni esposti a mo’ di striscione in cui ci sono scritte le seguenti frasi: “Grazie per averci chiuso, Forza Viterbo”, ” Andrà tutto bene, noi vittime dello Stato”, mentre nella didascalia del post c’è scritto testualmente “Siamo vittime di un virus che si chiama Stato”.

Nonostante i vari pensieri, i gestori del bar potranno fare ricorso al Tar entro sessanta giorni dalla notifica o rivolgersi entro 120 giorni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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