Circonvallazione Almirante: un segno della storia della città?

Teniamoci dunque ben stretta la nostra toponomastica, sia quella che ricorda Giorgio Almirante che quella dedicata a Stalin o Stalingrado. Altro non è che un segno lasciato dalla storia recente delle nostre comunità

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Faccio una doverosa premessa per non essere equivocato. Perché farei le stesse considerazioni anche in una situazione contraria. Fin da quando sono venuto a Viterbo sono rimasto colpito da alcune toponomastiche non comuni o addirittura “proibite”nel resto d’Italia. Penso in primo luogo alla circonvallazione Giorgio Almirante o alla piazza attigua al Sacrario intitolata ai Martiri d’Ungheria.
Non so quante piazze dedicate ai caduti della rivolta antisovietica del 56 ci siano in giro per il Paese. Ma, ammesso che ce siano, restano comunque una piccola frazione delle ben più numerose vie o viali Unione Sovietica. Ebbene, la tentazione di mettere mano alla toponomastica delle città ripulendola da riferimenti storici ritenuti sconvenienti è presente anche in Italia.

Può sembrare una cosa di poco conto, ma non è così. In gioco c’è la ricchezza e la contraddittorietà a volte drammatica della Storia. Orwell nel suo famoso romanzo distopico “1984” immagina la riscrittura della Storia come la più sottile e pericolosa delle manipolazioni delle coscienze messe in atto dal totalitarismo. Abbattere le statue di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti, abrogare il Columbus Day, per disprezzo nei confronti del navigatore genovese, è un goffo e vano tentativo di non fare i conti con il proprio passato, leggendo ogni momento storico con le categorie culturali e morali dei giorni nostri.
Se ci fate caso il presentismo domina incontrastato il nostro universo di senso. Il passato viene piegato sul presente. Non viene compreso storicamente, ma giudicato alla luce di leggi e norme morali che di quel passato non potevano far parte. Insomma la voglia di mettere le mutande alla storia per renderla presentabile agli occhi degli uomini contemporanei si aggira pericolosamente sotto ogni latitudine. Qui da noi, in Italia, fortunatamente l’estremismo liberal americano non ha ancora attecchito. Ma può trattarsi di un semplice ritardo, che secondo alcuni costituisce una forma di arretratezza culturale da colmare il più rapidamente possibile. Per adesso, però ,non è questo il sentiment prevalente.

Teniamoci dunque ben stretta la nostra toponomastica, sia quella che ricorda Giorgio Almirante che quella dedicata a Stalin o Stalingrado. Altro non è che un segno lasciato dalla storia recente delle nostre comunità. La traccia di sensibilità e giudizi storici spesso opposti che non deve essere cancellata. Pena la perdita della memoria del nostro passato. La diversità non deve spaventare, ma arricchire. Evidentemente Viterbo ha vissuto un suo percorso che spiega il perché di piazza Martiri d’Ungheria o circonvallazione Almirante. Come Bologna con via Stalingrado, che è tutt’oggi una delle principali arterie della città. Uno storico che volesse leggere un territorio partendo dalla sua toponomastica troverebbe un comodo fil rouge da riannodare all’indietro. Viterbo per moltissimi anni città dei militari. Viterbo che secondo una vulgata comune è tradizionalmente città di destra.

Circonvallazione Almirante si spiega così. Ed è giusto che così continui ad essere, per non omologare tutto, per consentire di capire le specificità dei nostri luoghi e della loro storia.
Giusto anche non cancellare via Stalin nei comuni che a suo tempo lo avevano deliberato. Anche in questo caso dietro il nome di una strada si rivela uno spicchio di storia di quelle comunità. La loro speranza che da qualche parte, seppure nella lontana Unione Sovietica, ci fosse qualcuno che teneva alto per tutti il sol dell’avvenire. Questo è ciò che milioni di persone hanno creduto e sperato che accadesse. Non è giusto, anche in questo caso, cancellare la traccia di quella grande speranza. La storia delle nostre città è fatta di successi e fallimenti, di illusioni e delusioni cocenti. È giusto e doveroso darle rappresentazione anche nella toponomastica, aggiungendo a nostra volta i segni e le impronte del nostro passaggio.

 

Maurizio Biagiarelli

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