Cittaducale: Ranalli risponde alle accuse della minoranza sulla rinuncia ai 106 mila euro

Il sindaco di Cittaducale risponde alle accuse della minoranza, spiegando perché avrebbe rinunciato ai 106 mila euro della Regione.

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Veduta panoramica del reatino

Per i consiglieri di minoranza Ermini e Roselli appare inaudito che “Il comune di Cittaducale abbia ufficializzato la rinuncia a 106.500 euro a fondo perduto assegnati dalla Regione Lazio nel 2013 per il progetto Officine dell’Arte e dei Mestieri”.

La risposta dell’attuale sindaco Leonardo Ranalli non si è fatta attendere, tanto che ha subito contrattaccato: “Premesso che è sicuramente meglio il “nuovo che avanza” piuttosto che il “vecchio che ristagna”, vorrei chiarire alla strana coppia Ermini e Roselli (che evidentemente si sono appena ripresi dalla delusione personale delle elezioni provinciali) alcuni aspetti che forse gli sono sfuggiti. Al centro dei miei pensieri e di quelli della nostra maggioranza rispetto al bando delle Officine dell’Arte e dei Mestieri aggiudicato dal Comune che ora ha deciso di rinunciare, c’è la considerazione che un finanziamento, per quanto a “fondo perduto”, non debba necessariamente essere utilizzato se si considera che l’idea di fondo non era a nostro avviso lungimirante. Il Comune, se avesse dato seguito al progetto, si sarebbe di fatto impegnato in maniera pluriennale e in maniera piuttosto fumosa a vincolare degli spazi nevralgici per un progetto che avrebbe portato forse qualche rinfrescata agli intonaci ma non certo creatività, lavoro e reddito come sbandierato. Una cantina da adibire al cucito e una magari al decoupage non rappresentano certo la svolta che serve al territorio. Capisco comunque che l’approccio ai finanziamenti pubblici non sia molto chiaro ai due consiglieri: in un anno e mezzo abbiamo vinto probabilmente più bandi di quanto non abbiano fatto loro nell’arco di una legislatura. I laboratori artistici e le mostre si sono fatte e si faranno nei luoghi indicati e non mancheranno occasioni per potenziare strutture lasciate nel degrado, ma serviva svincolare luoghi come Palazzo Maoli, Palazzo della Comunità e Palazzo De Angelis dall’utilizzo unico di un gestore che probabilmente chi ci ha preceduto aveva già individuato. I locali comunali sono e rimarranno ad uso e consumo della popolazione e degli artisti che vogliono esporre e quelli con destinazione commerciale saranno rimessi a bando per portare magari attività economiche stabili. Sistemare una stanza e aprirla magari 3 volte ogni anno non porta valore aggiunto e trovare un artigiano che la usi traendone un sostegno economico è alquanto difficile. Capiamo che a fare la differenza è l’idea di sviluppo e la visione del futuro e sinceramente mi sembra che quella di Ermini e Roselli non sia stata premiante e premiata considerando quello che ci circonda e i risultati che hanno raccolto. Rassicuriamo i consiglieri di minoranza e i nostri giovani – conclude Ranalli – che da noi troveranno solo porte aperte per manifestare la propria creatività e cercare magari occupazione, ma la strada che avevano individuata i due avrebbe portato verso un burrone. Le loro idee restano poche e confuse”

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