A giocare un ruolo fondamentale anche l'inesperienza amministrativa

Civita Castellana. Cave, Talete, conflitti interni: ecco perché è caduta la giunta Caprioli

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Il sindaco Franco Caprioli

Inizia il countdown. Tra una decina di giorni gli abitanti di Civita Castellana torneranno alle urne per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale.

Una campagna elettorale dai tempi ridotti, dopo le dimissioni a giugno del primo cittadino Caprioli.

Ma come si è arrivati a tale epilogo, dopo solo un anno di mandato?

Ripercorriamo le tappe e i motivi che hanno portato alla caduta dell’amministrazione Caprioli.

Le prime avvisaglie a novembre con la questione Talete. Nonostante il consiglio comunale avesse votato all’unanimità il no agli aumenti, durante l’assemblea Ato l’allora sindaco si esprime in maniera diversa.

Decisione che inizia a minare il rapporto di fiducia tra Caprioli e la sua stessa maggioranza. L’attività amministrativa di fatto prosegue con il primo cittadino sempre più isolato.  Al suo fianco alcuni assessori ma senza più il consenso del consiglio.

A provocare altre crepe, in una situazione resa politicamente fragile dagli screzi interni alla maggioranza, la questione ambientale. In particolare il dibattito si accende su alcuni progetti, presentati da privati, riguardanti le varie fasi del ciclo dei rifiuti: dallo stoccaggio allo smaltimento fino alla valorizzazione.

Tra questi anche la realizzazione di un impianto, in zona industriale, per lo stoccaggio e il trattamento di 50mila tonnellate di rifiuti l’anno.

I picchi di massima tensione però si raggiungono sulle cave destinate, di fatto, a diventare delle discariche.

Il silenzio di Caprioli sulla tematica ambientale e i progetti acuisce ulteriormente il clima di scontro interno.

La maggioranza si spacca. Una parte, più cospicua, vede nella realizzazione dei progetti l’opportunità di creare nuovi posti di lavoro mentre l’altra tiene in maggiore considerazione l’impatto sull’ambiente che ne deriverebbe.

Un’ulteriore spallata arriva poi con la vicenda della biblioteca comunale. Data in gestione con affidamento diretto, senza gara, a una cooperativa che poi risulta non avere le dovute competenze. Monta il caso, la cooperativa si ritira ma la vicenda diventa oggetto di una denuncia in Procura.

Tanti e diversi, dunque,gli elementi destabilizzanti che si sono succeduti in un solo anno di mandato.

Sottoposto a una forte tensione e, praticamente, rimasto da solo a dover far fronte non solo ai conflitti tra le forze di maggioranza ma anche agli attacchi di coloro che l’avrebbero dovuto sostenere, Caprioli il 4 giugno è dimesso.

Due gli elementi che hanno giocato a suo sfavore: la mancanza di esperienza politico-amministrativa e, secondo i bene informati, le pressanti e continue ingerenze viterbesi.

 

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