Civita di Bagnoregio, dal 27 al 29 torna “La Parola che non muore”. Il Festival 2019 raccontato dal prof. Arcangeli

Tre giornate dedicate alle parole, alla poesia, all’arte e alla cultura nella straordinaria atmosfera di Civita di Bagnoregio

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prof. massimo arcangeli
Il professor Massimo Arcangeli, in una fotografia dal suo profilo Facebook

Dal 27 al 29 settembre tra Civita di Bagnoregio e Montefiascone si svolgerà la V edizione del Festival La Parola che non muore, un progetto che nasce in collaborazione con la Società Dante Alighieri e con il sostegno di Zanichelli e Aracne Editrice.

locandina la parola che non muoreIl programma ricco di incontri e di eventi inizierà venerdì 27 alle 10,30 presso la Scuola Media di Bagnoregio e proseguirà per il resto della giornata a Civita. Sabato 28 riprenderà alle 15,45 ancora a Civita di Bagnoregio e si concluderà nella mattina di domenica 29 al Borgo La Commenda di Montefiascone, con inizio alle 10,30.

Abbiamo chiesto al professor Massimo Arcangeli – insigne linguista e capofila della Direzione Artistica del Festival – di parlarci di questa importante manifestazione che aggiunge prestigio e notorietà alla Tuscia.

Professor Arcangeli, nel 2018 il tema del Festival fu PAROLE DA INVENTARE. Quest’anno è PAROLE DA SALVARE. C’è un cammino tra le parole che caratterizza gli incontri di Civita di Bagnoregio?
Sì, c’è un filo conduttore, perché se non ci si abitua a pensare alle parole come a una sorta di collante tra passato, presente e futuro rischiamo sempre di ancorarle solo al nostro presente. In realtà è importante che una lingua si alimenti di tante parole nuove, ma altrettanto importante che la lingua stessa preservi la sua tradizione. Ragionare sul passato anche in una prospettiva futura – per quello che il passato può dare al futuro – consente di ricostruire piccole storie della nostra lingua. Cosa che naturalmente vale anche per tantissime altre lingue.

L’altro tema di questa V edizione è quello delle DIFFERENZE. In che modo verrà sviluppato nel corso del Festival?
Partiamo da una premessa. Anche l’Europa ha ragionato molto di differenze. Anche la legislazione europea punta a valorizzare sempre di più le differenze, come lo sono i fenomeni legati a singole entità territoriali, oppure le differenze dei tanti dialetti che altrimenti potrebbero scomparire. Questo è un primo aspetto. Pensando alle parole, invece, mi vengono in mente moltissime parole d’uso comune o comunissimo come giustizia, libertà, democrazia, di cui spesso ci sfuggono le sfumature e quindi le differenze interne. E allora recuperare all’interno di ciascuna parola le differenze che quella parola ha accumulato nel corso dei secoli ci aiuta anche a recuperare quelle sfumature che sono importanti in una lingua e che ovviamente sono importanti anche in una cultura.

La bella Civita di Bagnoregio in uno scatto notturno

Il programma è molto ricco e vario. Non solo dunque un Festival di Poesia. Come definirebbe questa tre giorni di Civita di Bagnoregio?
Il Festival anche se non in modo esclusivo nasce come Festival incentrato sulla poesia, in particolare nelle prime due edizioni. La poesia però è l’occasione per ragionare sulle parole, che nella poesia pesano moltissimo. Spesso anche solo scandire una parola nella lettura di una poesia fa sì che di quella parola si recuperi tutta l’intelaiatura e la profondità. Quindi l’occasione era e rimane quella di poter ricostruire, partendo dalla poesia, dei microcosmi lessicali. Può essere il microcosmo rappresentato dalla parola DIFFERENZA, dalla parola GENERE. Si ragionerà molto quest’anno di genere e di linguaggi di genere. E necessariamente di discriminazione legata al genere, anche in termini di discriminazione linguistica. Ad esempio, perché optare senza se e senza ma per un appellativo come “ministro” o come “sindaco” nei riguardi di una donna? Quando invece – dato che nella lingua italiana c’è un maschile in O e un femminile in A – bisognerebbe femminilizzare tutto, compresi i nomi delle professioni. Ogni incontro del Festival è pensato perché concentrandosi su un tema, o sulla singola parola che fa da veicolo al tema, la presenza degli ospiti possa aiutare a costruire un microcosmo di cui recuperare la sostanza, che sia guida di significati per il nostro presente, per il nostro passato e per il nostro futuro.

C’è uno spazio riservato anche alle scuole, coinvolte in un progetto didattico speciale. Di che cosa si tratta?
Sono state coinvolte alcune scuole del territorio e delle aree circostanti, insieme ad altri istituti di Salerno, su un progetto di salvaguardia delle parole, con l’idea che quelle fragili, perché poco usate, possano essere accudite e curate. Le due esperienze di Civita e di Salerno si salderanno nel corso del Festival, quando gli studenti daranno voce alle parole da salvare durante la lettura del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, di Giacomo Leopardi, scelto per celebrare i 200 anni dalla composizione dell’ Infinito. Gli studenti leggeranno in una catena il componimento e a corredo saranno recuperate e commentate le parole più significative, e oggi meno utilizzate, del canto di Leopardi.

 

Infine una domanda di cui come gruppo La mia Città News siamo particolarmente curiosi. Abbiamo notato con piacere la presenza non episodica nel programma del Festival del direttore del nostro giornale, Giovanni Masotti. Com’è avvenuto il vostro incontro e il suo coinvolgimento nel Festival?
Ci siamo incontrati una volta presso il Borgo della Commenda – quel luogo splendido e spettacolare in cui Annibal Caro ha trascorso gli ultimi anni della sua vita – oggi di proprietà di Luigi De Simone, che è un comune amico. Da lì è nata un’amicizia quasi naturale, perché anche Giovanni ha la stessa passione per la cultura che penso di avere io. E quindi è stato facile coinvolgerlo nel Festival. Spero di realizzare con lui altri progetti, non soltanto a Civita di Bagnoregio, ma anche in altre aree. Sto pensando all’area di Norchia, dove forse riusciremo a dare vita a un’iniziativa insieme, se ci sarà la volontà di portarla avanti anche da parte di chi potrebbe finanziarla. L’amicizia con Giovanni è nata come un sodalizio culturale. Un sodalizio di intenti, per dirla con una parola che per l’appunto suona un po’ antica!

Ringraziamo il professor Massimo Arcangeli, in attesa di incontrarlo sin da venerdì al Festival di Civita di Bagnoregio.

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