Civitavecchia, Grasso: ”Va riconosciuto lo stato di crisi viste le condizioni attuali di città e porto”

Grasso lancia l’idea da portare all’attenzione del Governo. Il vicesindaco vuole alzare il livello. Domani vertice al Mise su Tvn

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Guarda con attenzione all’appuntamento di domani al Ministero dello sviluppo economico il vicesindaco Massimiliano Grasso che però si spinge oltre. Perché, oggi più che mai, con l’uscita dal carbone da gestire e la situazione attuale di crisi, è necessario programmare il futuro del territorio, senza perdere quello che potrebbe rappresentare l’ultimo treno possibile per invertire la rotta. «C’è in ballo lo sviluppo futuro del territorio e l’occupazione» ha spiegato il vicesindaco che, ieri mattina, in qualità di delegato allo sviluppo portuale, è intervenuto in commissione lavoro. Il presidente Fabiana Attig, nei prossimi giorni, chiederà un incontro alla Regione Lazio e, in particolare con l’assessore competente, per verificare la sussistenza o meno delle condizioni per la definizione di area di crisi complessa, così come richiesto dall’apposita mozione presentata qualche mese fa in consiglio.

«Nel frattempo però – ha spiegato Grasso – l’idea è quella, insieme alla stessa Regione, agli enti competenti e ai diversi stakeholders, di alzare il livello e rivolgersi direttamente al Governo. Al di là infatti di quello che sarà il futuro di Torre nord, per il quale venerdì ci troveremo a discutere insieme a tutti gli altri attori interessati al Mise, va riconosciuto lo stato di crisi, viste le condizioni attuali di città e porto, arrivando ad un contratto d’area per Civitavecchia e per il suo scalo, in cui definire una serie di interventi mirati da parte dei vari ministeri, per la riconversione industriale del territorio e per la riqualificazione professionale dei lavoratori che oggi rischiano il loro posto».

Anche in questo caso, come ribadito da Grasso, bisognerà valutare la sussistenza delle condizioni per poter stipulare il contratto d’area. In caso contrario però «si potrebbe pensare – ha aggiunto – ad una deroga mettendo in campo strumenti altrettanto straordinari. Partendo magari da quelli già in essere, come ad esempio l’intesa generale quadro del 2011 tra l’Autorità portuale ed il Consiglio dei ministri, sottoscritta da una trentina di soggetti istituzionali, attualizzando l’accordo in essere». Che sia un accordo di programma o meglio ancora un contratto d’area, una cosa è chiara, per il vicesindaco: «Lo Stato dica come vuole investire per riconvertire l’economia di questo territorio». Un’altra ipotesi sulla quale poter lavorare è legato allo strumento della Zona economica speciale, al posto della zona logistica speciale, con maggiori benefici per il territorio, «partendo dal riconoscimento – ha ribadito – dello stato gravissimo in cui versa quest’area. Ci auguriamo di trovare la massima condivisione ed unità di intenti attorno a queste proposte, a tutti i livelli, dalle associazioni datoriali ai sindacati, passando ovviamente per le istituzioni». Nei prossimi giorni il vicesindaco indirizzerà una lettera anche ai vertici dell’Adsp e a tutto il cluster marittimo con l’obiettivo di poter aprire un tavolo di proposte.

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