Colossi del web a caccia dei minori, il mondo delle pubblicità non risparmia nemmeno i bambini. Come tutelarli?

I bambini dai 5 ai 7 anni passano circa 4,30 ore al giorno online e il 16% dai 3 ai 4 anni possiede un proprio tablet. I big di internet registrerebbero le preferenze per poi proporre spot mirati di prodotti acquistabili

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I colossi di internet, a caccia di un pubblico sempre più vasto da contattare, hanno un nuovo obiettivo: gli under 13. Bambini che all’insaputa dei genitori, o addirittura con questi consapevoli ma ignari delle conseguenze, si muovono sulla Rete. I piccoli sono la nuova frontiera del marketing. Le società di pubblicità sanno che sono in grado di condizionare le decisioni di spesa dei genitori. La disgregazione della famiglia, l’incapacità del genitore di assumere un ruolo anche gerarchico con i figli ha fatto di questi dei soggetti autonomi soprattutto sul fronte della spesa. Fino a un paio di generazioni fa, il centro delle decisioni in una famiglia era nei genitori. Ora la diffusione delle separazioni, hanno minato questa scala gerarchica e spesso madre e padre diventano esecutori passivi della volontà dei minori.

Questo cambiamento sociale è stato intercettato dai colossi del web che si sono gettati a capofitto nella pesca dei giovanissimi, per condizionarne e pilotarne gusti, desideri e alfine scelte.

In ballo ci sono miliardi di dollari e la posta in gioco è una platea molto ampia.

La Federal Trade Commission ha acceso i fari su tale operazione e ha messo nell’angolo Google, proprietaria di YouTube, accusata di aver violato la legge sulla privacy dei bambini. Secondo il Washington Post si prevede una multa pluri milionaria. Google tramite Youtube, servizio di video-streaming di Google, avrebbe raccolto in modo inappropriato i dettagli personali dei minori che usavano la piattaforma, utilizzandoli per fini pubblicitari. L’algoritmo registrerebbe le preferenze del bambino per poi proporre spot mirati di prodotti acquistabili. Secondo il Washington Post questa decisione arriva dopo anni di reclami sporti contro Youtube da parte di associazioni a difesa della privacy. La legge violata è la Children’s Online Privacy Protection Act che prevede proprio il divieto di tracciamento e targeting di bambini al di sotto dei 13 anni.

Già a marzo la Federal Trade Commission aveva multato l’applicazione cinese TikTok per 5,6 milioni di dollari sempre per violazione della privacy dei bambini sotto i 13 anni.

In Europa si è tentato di introdurre regole stringenti a protezione dei minori ma ancora troppo lasche. La normativa prevede che i ragazzi sotto i 16 anni possono iscriversi ai servizi digitali solo dopo aver avuto il consenso dei genitori. È stata lasciata però la facoltà a ogni Stato di stabilire una soglia inferiore. L’Italia ha fissato l’asticella a 14 anni.

Ma come possono agire i genitori per evitare che i figli cadano in pasto ai giganti del web facendosi condizionare? Secondo recenti ricerche, il 16% dei bambini da 3 a 4 anni possiede un proprio tablet. E il tempo medio passato giornalmente davanti a uno schermo per bambini dai 5 ai 7 anni è pari a 4,30 ore. Il fenomeno è macroscopico, bisogna quindi cautelarsi.

Sul web sono reperibili diversi filtri per proteggere i ragazzi e consentire ai genitori di monitorare le loro letture.

C’è Qustodio, un software che con 43 euro l’anno si installa su tutti i dispositivi (Mac, Windows, iOS, Android, Amazon Kindle) sia dei genitori che dei figli, compresi smartphone, tablet e desktop. Mamma e papà possono usare l’app da mobile oppure il Portale Famiglia sul web per controllare l’attività dei ragazzi, sapere quanto tempo sono online e in quali siti o applicazioni navigano. Si possono bloccare applicazioni e mettere un argine ai giochi.

È possibile inoltre monitorare chiamate fatte e in arrivo.

Ci sono i Parental Control. Si possono impostare dal menu Apple > Preferenze di Sistema. È necessario che siano abilitati e che esista almeno un account utente da gestire: nel caso, basta crearne uno “con controlli parentali” impostando l’età. Si può fare per ciascuno dei figli. Si può limitare l’uso della fotocamera, dei giochi, a specifici siti web, agli Store per gli acquisti. Inoltre si può fissare il tempo massimo e i momenti per connettersi in rete. Per chi ha dimestichezza con l’inglese c’è Net Nanny. Ha 18 categorie di filtri per aiutare i genitori a limitare rapidamente l’accesso ai siti web che riguardano pornografia, droghe e alcol, suicidio o violenza. Il programma invia un avviso email se il bambino abilita un server proxy o privacy per nascondere le ricerche online. Net Nanny blocca anche le parolacce sui siti in modo che i ragazzi non possano leggerle. Se un ragazzo le digita, l’applicazione invia una notifica ai genitori. Il software include anche il time control.

Un dettaglio importante è quello che riguarda le impostazioni delle APP rivolte ai più piccoli. Bisogna verificare che siano disabilitati la foto/telecamera e il microfono. In questo modo non potrà condividere inavvertitamente informazioni pericolose per la sua sicurezza e privacy.

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