Come la “fake-news” è diventata l’alibi dei partecipanti al Rave Party

Si sta provando a distogliere lo sguardo da quello che è davvero importante: la gravità assoluta di un fatto orribile che non deve ripetersi

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Ci vuole davvero poco, nel mondo del social e del passaparola istantaneo, a passare dalla parte del torto a quella della vittima; è quello che sta accadendo questi giorni ai delinquenti che hanno tirato su un Rave mortale al Lago di Mezzano.

Dopo i primi stupori e le prime accuse che non lasciavano scampo ai festaioli, infatti, sono cominciate a venir fuori anche le prime arringhe difensive nei confronti di questi. La principale colpa di chi al Party non ha partecipato sarebbe quella di “credere alle fake-news che sono state diffuse“. Bene. Andiamo a vedere queste fantomatiche fake-news, scegliendo un comodo articolo schematico di un quotidiano importante come RomaToday. Non per qualcosa contro la testata, anzi l’opposto: perché è stata in grado di riassumere accuratamente le critiche mosse dalla maggior parte delle persone.
Però, come ci si è permesso di denigrare le (teoriche) fake-news, in questo caso ci preoccuperemo di far vedere quanto tutto questo discorso sia semplicemente un alibi che tenta di discostare lo sguardo dalla gravità di quanto avvenuto.

4 punti:

  1. “La vittima è una sola, e non 2 o 6 come riportato da alcuni”.
    Ma cosa diamine importa? Che la vittima sia 1, 2, 3 o 100, il fatto è che non ce ne dovrebbe essere stata neanche una. Ma neanche il pericolo. Senza questa maledetta festa, avremmo ancora quel ragazzo e molti altri non avrebbero rischiato di morire per overdose e coma etilico. Dunque, non cambia proprio nulla. La gravità risiede di per sé nella possibilità che qualcuno muoia, se paragonata al rischio zero in un’assenza di festa. Caso chiuso.
  2. Sentite qua. “I free-party non sono illegali, tralasciando vendita di droga, occupazione indebita di proprietà e assembramenti”.
    E’ necessario davvero commentare?
    Dire che qualcosa non è di per sé illegale senza considerare che il mezzo per raggiungerlo lo è, è un’affermazione che si annulla da sola e che non ha bisogno di ulteriori approfondimenti.
  3. “Stupri e cani morti”. Così titola il paragrafo. Peccato che, all’interno del testo, poiché consapevoli di non poter difendere in alcun modo gli stupri avvenuti, il primo tema sia completamente saltato.
    Il secondo, riconduce in certa parte al primo punto e in altra a un altro accadimento. Riagganciandoci a qualche riga più su, il rischio di vedere cani morti, che sia accaduto o no, sarebbe stato zero con zero feste. E su questo non ci piove.
    Va inoltre considerato che 2 pecore, invece, non ce l’hanno fatta. La gerarchia degli animali la facciamo solo quando vogliamo? Il proprietario della tenuta ancora non ha ricevuto nessun risarcimento.
  4.   “A oggi si è parlato di un solo ragazzo risultato positivo”.
    Se un giornalista, dopo un anno e mezzo di Covid, ancora non ha capito come funzionano le tempistiche del contagio, probabilmente ha sbagliato lavoro.

C’è altro da aggiungere? Ah, sì.

Non importa quanti siano stati numericamente i morti, perché non ce ne sarebbe dovuto essere neanche uno. Non importano le assurde arringhe dei partecipanti, ciò che hanno fatto è illegale. Non importa che a morire siano stati cani o pecore, nessun animale avrebbe dovuto perdere la vita. E non importa quanti positivi ci siano stati, perché in quel terreno il Covid non avrebbe dovuto neanche vedersi.

Tutto ciò che è accaduto non è giustificabile in alcun modo. Parlare di fake-news non toglierà la figuraccia fatta dal Governo e da quella sottospecie di uomini che hanno partecipato al Rave.

 

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