Tra supercazzole e paradossi, alla Asl non ci si annoia davvero

“Come se fosse Antani…”: tra presunte privacy violate e veterinari in locali non a norma, alla Asl non ci si capisce un accidente

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La Asl di Viterbo è diventata ormai una insospettabile fucina di incredibili connessioni con musica e film di culto. Quest’oggi l’Azienda Sanitaria viterbese ci presta il destro per ricordare il Conte Raffaello Mascetti, Lello per gli amici, e la sua eterna fidanzata Titti (ed il nome non è un coincidenza, ve lo assicuriamo).

Di supercazzole si parla infatti, di paradossi degni delle migliori gag stile Sarchiapone di Walter Chiari. Ecco la prima: qualcuno, magari in trono assiso, dovrà spiegare perché in epoca di acuzie Covid – stando a quanto trapelato dall’interno – i medici del TOC (Team Operative Coronavirus) non potessero conoscere i risultati dei tamponi effettuati e non potessero quindi comunicarli ai pazienti di loro diretta osservazione, mentre invece l’onnipresente sociologa che dirige gli Affari Generali (quella della transazione Prisma/Abbott per capirci, ma ritorneremo a breve sul tema) ed E.P., un giovane affatto strutturato, ma solo con mammá in Direzione Sanitaria a Belcolle, oltre ad averne inspiegabilmente libero accesso (sono dati sensibili, ricordiamo) ne fossero gli implacabili guardiani, ai quali rivolgersi, con ossequio e deferenza, onde averne conto.

Ergo: il GDPR è materia oscura alla Cittadella, anche se dovrebbe rientrare nello sconfinato bagaglio culturale della sociologa Direttrice degli Affari Generali, tra i quali ritroviamo l’Ufficio Legale della Asl. Come se fosse Antani, per l’appunto. Uno sguardo al progetto PAP (Piano Aziendale della Prevenzione) e c’è da stupirsi. Sì, stupirsi che in effetti non si previene un bel niente se, addirittura, si pone un dipendente della Direzione Strategica (con quali requisiti culturali ad hoc?) nella “Campagna per la prevenzione dell’ ambiente”, ovvero si parla ancora dei benefici dell’allattanento materno (argomento nuovo come la battaglia di Zama) oppure si intrattiene l’uditorio sulla promozione dell’incremento di consumo di frutta e verdura (Luciano Onder ci si è invecchiato a forza di riproporla tra Rai e Mediaset).

Prematurata la supercazzola, o scherziamo? E la più mitica di queste se la inventano al Servizio Veterinario, ove il Direttore, che è pure Capo Dipartimento di Prevenzione (anche se per uno strano gioco di voti, essendo i Veterinari numericamente superiori ai Medici del Lavoro) si è clamorosamente sistemato nei locali giá occupati dal Consultorio Famigliare: occhio, perchè lì c’è stata la sentenza 42/18 del Tribunale di Viterbo in funzione di Giudice del Lavoro che condannó la Asl a risarcire una ginecologa, P.S., in quanto ammalatasi per via della insalubritá di quegli ambienti di via Cardarelli: quelli non sono ambulatori od uffici, ma solo magazzini, come da iniziale, e mai cambiata, destinazione d’uso catastale.

E chi sovrintende alla “prevenzione” aziendale ed extra-aziendale espone invece dipendenti ed utenza, animali compresi, a fattori ambientali di certo incompatibili con la salute e per l’appunto sanzionati formalmente. Sbiriguda… direbbe il Conte Mascetti.

Intanto, però, la nipote del Direttore Veterinario, nonché Capo Dipartimento, S.B., sale come veterinario sumaista alla corte dello zio, anche con un piccolo conflitto di interesse: il suo rapporto con il titolare del canile “Quercia Rossa”, che ha l’appalto per l’accalappiamento dei cani. Possiamo dirlo con assoluta francchezza, all’indimenticato Mario Monicelli questi gli avrebbero fatto una supercazzola con lo scappellamento a destra.

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