E precisano che la cessione di quote societarie è di competenza dei consigli comunali non dell'assemblea soci

Comitati acqua pubblica: “No al socio privato in Talete”, appuntamento lunedì sotto la Provincia

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“Uno scellerato progetto” contro cui i Comitati per l’acqua pubblica sono pronti a dare battaglia “con tutti i mezzi a nostra disposizione, da quelli legali, istituzionali a quelli di piazza”.

Il progetto è quello dell’ingresso di un socio privato in Talete, proposto dall’amministratore unico Genova.

E in una nota indirizzata agli amministratori locali e regionali scrivono:

“Siamo venuti a conoscenza della convocazione dell’assemblea ordinaria dei soci di Talete S.p.A. con all’ordine del giorno l’avvio della procedura per la cessione del 40% delle quote.

Di fatto si tratta della definitiva privatizzazione di questa azienda mediante l’ingresso di un soggetto privato, il che equivale alla definitiva mercificazione dell’acqua nel territorio viterbese” stigmatizzano.

Elencano poi le diverse ragioni per “opporsi a tale scelta scellerata.

Innanzitutto una questione di principio per cui l’acqua, come sancito nel 2010 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è un diritto umano universale e pertanto la sua gestione non deve essere privatizzata;

Il paventato stato di crisi aziendale è il risultato di una gestione improntata a logiche partitocratiche e clientelari piuttosto che alla garanzia di un servizio essenziale.

Quindi l’ingresso di un partner privato non modificherà minimamente tale approccio anzi tenderà ad esasperarlo, oltre che a lucrare sul bene per distribuire dividendi.

In realtà sarebbe necessario prendere atto del fallimento di un modello di gestione privatistico e avviare un processo di ripubblicizzazione sul modello previsto dalla legge Regionale 5/2014 che prevede anche fondi a sostegno della tariffa o la trasformazione della società in Azienda Speciale Consortile;

La cessione delle quote aziendali è un atto in pieno contrasto con la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 tramite cui è stato abrogato il cosiddetto “Decreto Ronchi” il quale prevedeva proprio l’obbligo della cessione delle quote in capo agli Enti Locali nelle aziende che gestivano i servizi pubblici. Si tratta dell’ennesima esplicita violazione dell’esito referendario;

La cessione delle quote è in pieno contrasto con i principi e l’impianto della legge “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, promossa con iniziativa popolare e raccolta di delibere comunali dal Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale a marzo 2014 (l.r. 5/2014).

Tale legge, nel recepire i contenuti della volontà espressa nel Referendum del 2011, stabilisce i principi di governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua, attraverso l’istituzione degli Ambiti di Bacino Idrografico con contestuale superamento degli A.T.O. Provinciali e di un Fondo regionale per la ripubblicizzazione”.

E sottolineano che “proprio ad inizio aprile si è riavviato il confronto per la piena attuazione di questa norma a seguito di un incontro svolto tra il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio e l’Assessora Lombardi in cui è stato assicurato che si proseguirà nella direzione della volontà espressa con i referendum”.

Le associazioni rimarcano anche che “la cessione delle quote aziendali sulla base del combinato disposto degli artt. 7 e 10 del
“Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica” (Decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175) e dell’art. 42 del “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali” (Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267) è di competenza dei Consigli Comunali per cui è in capo a questi che va rimessa la decisione e non all’assemblea dei soci della Talete.

Inoltre, si fa presente che moltissimi Comuni della Provincia, compresi quelli più grandi che detengono la maggioranza delle quote di Talete, come Viterbo, Tarquinia, Civita Castellana, Ronciglione, Sutri, Farnese, Soriano Nel Cimino, e molti altri, hanno deliberato recentemente, anche all’unanimità, il divieto di cessione delle quote e di ingresso di partner privati”.

Dopo tali puntualizzazioni lamentano come “nonostante il Coordinamento dei Comitati per l’Acqua Pubblica della Tuscia abbia indicato la via da seguire per uscire dalle perverse dinamiche che ci hanno portato sin qui ed abbia intrapreso una interlocuzione con la Regione Lazio per l’attuazione della Legge 5/2014, gli amministratori locali proseguono sulla stessa strada senza confrontarsi con le istituzioni superiori e, ancor peggio, con i cittadini e con i comitati che li rappresentano”.

Garantendo che faranno “opposizione a questo scellerato progetto con tutti i mezzi a nostra disposizione, da quelli legali, istituzionali a quelli di piazza” lanciano un appello ai cittadini, a tutte le forze politiche, ai Sindaci e ai Consiglieri comunali contrari alla privatizzazione “a sostenere la battaglia per la gestione pubblica dell’acqua in tutte le sedi e, quale prima iniziativa, diamo appuntamento a tutti il 26 aprile alle ore 11 a Via Saffi sotto il palazzo della Provincia”.

 

Coordinamento Comitati Acqua pubblica della Tuscia

Non ce la beviamo

Coordinamento regionale Acqua pubblica Lazio

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