Commemorano D’Antona, la brigatista prende ancora il reddito di cittadinanza

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Dal sito 7Colli, articolo di Francesco Storace

Per fatto personale, nell’anniversario dell’assassinio di Massimo D’Antona, sindacalista assassinato dal terrorismo rosso. Oggi molti lo hanno ricordato, a partire dal presidente della Repubblica Mattarella ed è doveroso rendere omaggio alla sua memoria. E oggi come allora associo quel delitto alla mia mente, perché i suoi assassini volevano anche la mia testa. E dopo quell’assassinio mi beccai la scorta, per sette lunghi anni. E grazie agli amici di 7colli per avermi rammentato quei fatti di allora.
Una dei componenti la banda che ne decide attuò la sentenza di morte fu Federica Saraceni, passata alle cronache recenti per il reddito di cittadinanza percepito…

La brigatista col reddito di cittadinanza

Lo sanno quelli che oggi parlano di D’Antona che la signora prende ancora il sussidio di Stato?

A settembre scorso ci fu scandalo, e chi ha buona memoria ricorda ancora le parole di Olga D’Antona, vedova della vittima di quel nucleo brigatista. Per l’immoralità di quel sussidio. Che non è ancora stato revocato.

Era il 1999. Io ricoprivo un incarico istituzionale – presidente della commissione di vigilanza Rai – e uno politico, alla guida della federazione romana di Alleanza Nazionale. La federazione del partito si trovava in via Po e l’attentato a D’Antona avvenne a pochi metri, girato l’angolo. Enorme il numero delle vetture di polizia che arrivarono da quelle parti.

Ebbene, il giorno successivo un articolo sulla prima pagina de Il Giornale, scritto da Mario Cervi: “Ecco le prossime vittime delle Brigate Rosse”, o una cosa del genere. C’era proprio il mio nome.

Quella notizia sulla prima del Giornale e la scorta…

Ovviamente, non fu una bella notizia. Da quel giorno vissi sotto scorta per sette lunghi anni, perché nel covo della Saraceni e dei suoi complici c’era anche il mio nome come bersaglio. Me lo confermarono sia il ministro Iervolino che l’allora capo della Polizia Masone.

Non ci avevo più pensato, nemmeno tentai una costituzione di parte civile, l’incoscienza del militante politico probabilmente ti porta a sottovalutare il pericolo. Però, ascoltando ancora una volta le commemorazioni di oggi, l’indignazione sale. Ti prende un senso di ingiustizia. Perché una delinquente che ammazzava il nemico non può meritare comprensione dallo Stato.
Per carità, avevano il mio nome e quelli di altri quattro da eliminare e magari non avrebbero fatto nulla. Però avrebbero potuto. E dal Parlamento mi sarei aspettato un gesto immediato di riparazione. Con la revoca del sussidio dello Stato che combattevano a mano armata.

Ma a quanto pare quell’assegno non si può toccare. Vero, presidente Tridico?

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