Commemorato Alfio Pannega a Viterbo con i versi danteschi e i canti di lotta che tanto amava

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La mattina del 30 aprile 2021 presso il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo si e’ svolto un incontro di commemorazione di Alfio Pannega nell’undicesimo anniversario della scomparsa.
L’incontro si e’ svolto nel piu’ assoluto rispetto delle misure di sicurezza previste dalla vigente normativa per prevenire e contrastare la diffusione del coronavirus.

Un ricordo
Il responsabile della struttura nonviolenta viterbese ha tenuto un’allocuzione in ricordo dell’indimenticabile amico e compagno di lotte; rievocando alcune delle vicende, esperienze e riflessioni condivise nel corso degli anni e riaffermandone il senso e il valore; concludendo infine che “Alfio Pannega e’ stato una persona che molto ha sofferto e molto ha amato la vita, che sempre si e’ impegnato per il bene comune, che sempre si e’ sentito ed e’ stato parte del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per difendere la vita, la dignita’ e i diritti di ogni persona, per la liberazione e la salvezza dell’umanita’ tutta, per la salvaguardia dell’intero mondo vivente. E’ stato un comunista libertario, un amico della nonviolenza, una persona generosa che mai si arrese e sempre lotto’ contro ogni abuso, contro ogni ingiustizia, contro ogni violenza. Valeva per lui il motto che don Milani scrisse su un muro della scuola di Barbiana e che significava ‘mi sta a cuore, me ne prendo cura’, ed era il contrario dell’infame motto fascista ‘me ne frego’. Alfio si prendeva cura di tutti: delle persone, degli animali, delle piante; aveva a cuore il bene delle persone e del mondo. Chi lo ha conosciuto ne prosegua l’impegno nonviolento per il bene comune, e cosi’ testimoni e tramandi il suo appello, il suo lascito: a continuare la lotta finche’ nessuna persona sia piu’ oppressa, sfruttata, umiliata, offesa, denegata nella splendente sua dignita’ di essere umano, nell’inalienabile diritto alla vita e alla liberta’; a continuare la lotta affinche’ si realizzi la societa’ giusta, fraterna e sororale, in cui da ogni persona sia dato a seconda delle sue capacita’ e ad persona sia dato a seconda dei suoi bisogni; a continuare la lotta perche’ possa inverarsi un’autenticamente civile convivenza fondata sulla piena condivisione del bene e dei beni. Ed anche questa citta’ – questa citta’ di Viterbo, e questa piu’ grande citta’ che e’ il mondo vivente -, che lui tanto ha amato e difeso, sia orgogliosa di aver avuto un cittadino come lui, e lo prenda ad esempio di come l’umanita’ potrebbe e quindi dovrebbe essere: generosa e gentile, fiera e solidale, sobria e accudente, resistente e nonviolenta”.

Alcune poesie e alcuni canti
Sono state poi lette e commentate alcune poesie di Alfio Pannega.
Successivamente sono stati letti alcuni versi della Divina Commedia che Alfio amava declamare, ed infine sommessamente, raccoltamente intonati alcuni dei canti popolari e di lotta da lui amati: Bandiera rossa, Bella ciao, L’Internazionale.

Un dono e un invito
Alle persone presenti e’ stato fatto dono di una raccolta di fotografie di Alfio Pannega realizzate da Mario Onofri, un artista, un amico, un compagno di lotte che ci ha anche lui lasciato alcuni anni fa.
Le persone partecipanti all’incontro hanno rinnovato ancora una volta l’invito alla citta’ – alle persone amiche di Alfio come alle istituzioni democratiche, alle associazioni popolari ed ai centri culturali – affinche’ si costituisca un “Archivio Alfio Pannega” in cui raccogliere i superstiti documenti che lo riguardano (fotografie, registrazioni audio e video, carte ed oggetti che gli appartennero) affinche’ non vadano disperse – e restino invece alle future generazioni – importanti concrete tracce della sua vicenda esistenziale, della sua testimonianza umana.

Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta’ si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassiono’ vieppiu’ di poesia e fiori’ come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta’, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita’ artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara’ fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E’ deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell’immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione.
Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato – sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all’ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti – un monologo dal titolo “Allora ero giovane pure io” dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi’ rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un “Archivio Alfio Pannega” per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita’ le tracce della sua vita e delle sue lotte, e’ restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati piu’ volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”, ad esempio negli “Archivi della nonviolenza in cammino” nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei “Telegrammi della nonviolenza in cammino” n. 265 ed ancora i “Telegrammi della nonviolenza in cammino” nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, 3725, 4089-4090, i fascicoli di “Coi piedi per terra” n. 546 e 548-552, e “Voci e volti della nonviolenza” nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di “Ogni vittima ha il volto di Abele” n. 170, i fascicoli di “Una persona, un voto” nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de “La domenica della nonviolenza” nn. 420 e 511, i fascicoli de “La nonviolenza contro il razzismo” nn. 202-206, 213, 437-438, 445-446.

Un appello
Non potremmo concludere queste ricordo senza riproporre un appello che se fosse ancora vivo Alfio condividerebbe toto corde con noi ad impegnarci qui ed oggi contro le piu’ flagranti e abominevoli violenze che oggi dobbiamo contrastare. Ripetiamolo una volta di piu’.
1. Occorre opporsi al maschilismo.
La prima radice di ogni altra violenza e oppressione e’ la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l’umanita’ in due e nega piena dignita’ e uguaglianza di diritti a meta’ del genere umano e cosi’ disumanizza l’umanita’ intera.
Solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo’ sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l’umanita’.
Solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l’umanita’ puo’ essere libera e solidale.
2. Occorre opporsi al razzismo.
– Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro;
– occorre abolire la schiavitu’ in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio “una persona, un voto”; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e’ privato di fondamentali diritti non e’ piu’ una democrazia;
– occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita’ costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani;
– occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza: poiche’ compito delle forze dell’ordine e’ proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e’ la piu’ importante risorsa di cui hanno bisogno.
3. Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre.
– Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita’ di armi e’ il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell’umanita’ intera;
– occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e’ uccidere;
– occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell’umanita’ e dell’intero mondo vivente.
4. Occorre opporsi alla distruzione di quest’unico mondo vivente che e’ la sola casa comune dell’umanita’ intera, di cui siamo insieme parte e custodi.
Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l’intera biosfera.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo

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