Commemorazione Bachelet, porte aperte per gli studenti al Tribunale di Viterbo

Ieri, 12 febbraio, presso il Tribunale di Viterbo, si è tenuto un incontro tra il presidente del Tribunale di Viterbo Maria Rosaria Covelli, il pubblico ministero Franco Pacifici e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado

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Allarme Bomba al Tribunale di Viterbo

12 febbraio 1980- 12 febbraio 2020: sono passati 40 anni dall’assassinio del vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet, professore e giurista italiano. Aveva solo 54 anni e insegnava diretto alla facoltà di scienze politiche dell’università La Sapienza di Roma.

Proprio in un’aula dell’università, Bachelet fu ucciso, a freddo, con otto colpi, dai terroristi.

Erano gli anni di piombo, l’Italia era sgomenta e lo Stato impreparato ad affrontare l’emergenza. Bachelet era anche vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed era stato presidente dell’ Azione Cattolica dal 1964 al 1973.

Ieri, 12 febbraio, presso il Tribunale di Viterbo, si è tenuto un incontro, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, tra il presidente del Tribunale di Viterbo Maria Rosaria Covelli, il pubblico ministero Franco Pacifici e gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado per ricordare la figura di Vittorio Bachelet e i valori di cui è stato simbolo.

I ragazzi sono stati accolti dal presidente del Tribunale di Viterbo Maria Rosaria Covelli ed hanno seguito con profondo interesse la commemorazione.
Era un uomo di Stato, Bachelet e noi oggi abbiamo più che mai il dovere di sentire lo Stato come la nostra casa.
Il sostituto Procuratore di Viterbo ha infatti ribadito, nel suo interessante e preciso intervento che
“il principio, ora come allora, è e deve essere ‘la mia casa è lo stato’”.
Ma i terroristi allora volevano colpire al cuore proprio lo Stato e i suoi valori, con la violenza.

Dopo la morte di Bachelet, Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica italiana e presidente del Csm, affermò che ” la lotta armata in Italia aveva toccato il suo punto più alto di aggressione allo Stato”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ieri, intervenuto al plenum del Csm, alla cerimonia commemorativa, ha ribadito: “E’ stato ucciso perché impersonava il senso più autentico della nostra democrazia, coniugando fermezza di principi con reale disponibilità al dialogo, nella ricerca del punto di incontro tra prospettive differenti, cercando di fare tutto orientare verso l’interesse generale”.

“Guidando il Csm ha ricomposto divisioni, unendo i suoi principi all’esercizio del dialogo nell’interesse generale con un profondo senso di comunità. Bachelet dimostrava, con la sua azione, che è possibile realizzare una società più giusta senza una contrapposizione aspra.

Occorre avere maggior coraggio: attraverso il dialogo paziente e tenace bisogna ricercare con disponibilità sincera al confronto la soluzione migliore”.

Mattarella, dopo aver presieduto il plenum del Csm, ha assistito alla proiezione di un documentario su Bachelet e premiato gli alunni di alcune scuole di diverse zone d’Italia che si sono distinti in lavori ispirati ai valori civili del giurista assassinato.

Spetta anche e soprattutto ai giovani di oggi impegnarsi, ricordando i valori che Bachelet e Aldo Moro, vittime del terrorismo, ci hanno insegnato, per una società più giusta, basata sul confronto e sui valori civili.

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