Conclave e superstizione. Non di Venere né di Marte

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Foto di Giovanni Faperdue

sagginiQualche secolo fa, quando i nuovi valori cristiani cercavano di sovrapporsi sincreticamente, a tutte le usanze pagane, per operare una trasformazione profonda e complessa, in loro favore, tra le altre cose, qui a Viterbo tutto ciò che faceva riferimento ad Ercole, fu cambiato in San Lorenzo. Poi però la Chiesa, si accorse che c’erano due usanze difficili da sradicare. La prima era quella di dare inizio a tutte le nuove attività, nel giorno di martedì (giorno dedicato a Marte dio della guerra), e la seconda era quella di sposarsi di venerdì (giorno dedicato a Venere dea dell’amore).

Allora ci fu un prete, che inventò il famoso proverbio: ”Né di Venere né di  Marte, non si sposa, non si parte non si da principio all’arte”. Questa trovata geniale, dopo poco tempo, fece presa sulla superstizione popolare, e in breve, in quei giorni, non si avviarono più nuove attività, e non si celebrarono più matrimoni. Una riprova che il martedì porti fortuna, la abbiamo nel giorno di inizio del conclave, che vide eletto il successore di Benedetto XVI, che era martedì. Questa coincidenza suona come una conferma. Infatti, se guardiamo i risultati di questa elezione, e la velocità con la quale è stato eletto papa Francesco I, dobbiamo dedurre che il giorno è fortunato. Da segnalare che in ogni conclave, i giornali ricordano sempre, che a Viterbo si tenne il conclave più lungo della storia della Chiesa, che durò due anni e nove mesi. Ma poi, quasi tutti sbagliano il numero dei cardinali, che in realtà erano diciannove. C’è poi da segnalare la “cappellata” di Aldo Grasso, prestigioso critico televisivo del Corriere della Sera, che addirittura situa il conclave più lungo della storia, ad Orvieto anziché a Viterbo, e taccia come fole l’insurrezione dei viterbesi, ed il tetto scoperchiato. Insomma di tutto e di più. In tale contesto nessun giornale ha mai riportato, che le regole stabilite da  Raniero Gatti, per la reclusione dei cardinali (clausi cum clave), e che poi Gregorio X inserirà nella Costituzione “Ubi Periculum”, oltre alla clausura, sancivano anche il tipo di alimentazione. Infatti il cibo nei primi tre giorni, doveva essere regolare, nei successivi cinque i cardinali avevano diritto ad una sola pietanza, e oltre questa data si entrava in regime di quasi digiuno: solo pane, vino e acqua. I porporati all’inizio, si spaventarono molto di queste severe regole, tanto che alla morte di Gregorio X, il successore (Innocenzo V) fu eletto al primo scrutinio.

Quanto statuito da Raniero Gatti, ha resistito per circa sette secoli, ed è stato cambiato da Giovanni Paolo II, il quale ha anche disposto che tutti i conclavi si tengano a Roma, nella Cappella Sistina, e che al termine delle votazioni i cardinali pernottino nel vicino Istituto di Santa Marta. Quando appresi le modifiche che papa Giovanni Paolo II, intendeva fare alle regole stabilite da Raniero Gatti, da buon viterbese presi carta e penna e scrissi una lettera al pontefice, suggerendo “Sinclave” al posto di “Conclave” perché i porporati non erano più “clausi cum clave”, ma sono “Clausi sine clave”. Il nome, come a tutti noto, non è stato cambiato, ma Giovanni Paolo II mi inviò la sua particolare benedizione.

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