Confagricoltura, Luigi Pasqualetti nuovo presidente della Federazione Nazionale Allevamenti Bovini

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“La crisi legata alla chiusura del canale Ho.re.ca, a causa della pandemia da Covid-19, ha messo in difficoltà il comparto della carne bovina, Il calo dei consumi fuori casa ha, infatti, penalizzato le vendite dei tagli più pregiati, come il filetto o il roastbeef crollati. A questa congiuntura negativa si deve aggiungere il calo costante del numero degli allevamenti osservato negli ultimi quattro anni”. A fare il punto sul settore dei vitelli da ingrasso, che rappresenta il 65% dei bovini totali da carne e si concentra in Veneto e Lombardia, è Luigi Pasqualetti, nuovo presidente della Federazione nazionale allevamenti di bovini di Confagricoltura.

Luigi Pasqualetti è titolare dell’Azienda Pasqualetti  di Tessennano, uno dei maggiori allevamenti della provincia di Viterbo con oltre 300 capi bovini di razza bovina Limousine specializzato in animali da riproduzione. In questa azienda, specificatamente al miglioramento genetico, sono impegnati anche i figli, Alessandro e Francesco.

“Se si considera che in meno di un anno – sottolinea  Pasqualetti – il costo di produzione è aumentato vertiginosamente per il rincaro dei prezzi delle materie prime, a fronte di un incremento poco superiore all’1% del prezzo della carne, il quadro diventa preoccupante. Senza contare l’attesa dell’aiuto al consumo di carne destinati agli allevamenti di vitelli come sostegno all’emergenza pandemia, ancora non erogato”.

La chiusura dell’ho.re.ca ha creato anche eccedenze produttive anche a livello europeo e un problema di concorrenza a danno degli allevamenti italiani. La Gdo infatti, come fa notare Pasqualetti, si sta rifornendo di carne bovina proveniente dalla Polonia o dalla Spagna che viene venduta a prezzi decisamente inferiori a quelli del prodotto nazionale.

A complicare il quadro poi resta la cronica dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di capi da ristallo, per almeno il 50% del fabbisogno nazionale “anche se – come sottolinea ancora il responsabile nazionale di Confagricoltura – la flessione degli allevamenti negli anni ha di fatto aumentato il numero dei vitelli che vengono avviati alla macellazione senza passare dalla fase di ingrasso”.

Più rosee, sembrano invece, la prospettive di sviluppo della linea vacca-vitello, altro segmento dei bovini da carne. “Questa tipologia a ciclo chiuso – sottolinea Pasqualetti – è diffusa nel Nord del Paese, soprattutto in Piemonte, prima regione d’Italia con il 17% degli allevamenti, ma anche in Veneto, con il 16%, e in Lombardia, con una quota dell’11%. La linea vacca-vitello sta, tuttavia, crescendo anche nel Centro e Sud-Italia dove gli allevamenti, in genere di piccole dimensioni, nascono dal recupero di migliaia di ettari in zone marginali e abbandonate che possono solamente essere impiegate come pascoli offrendo nuove opportunità di lavoro anche ai giovani. In questo senso, quindi, agli allevatori di bovini deve essere riconosciuto un ruolo di salvaguardia e cura del territorio”.

Il settore della carne bovina si trova oggi, inoltre, a combattere contro le fake news per sfatare alcuni luoghi comuni dal punto di vista degli effetti sulla salute umana e a difendersi da attacchi sistematici da parte delle associazioni ambientaliste. “Per questo occorre – sottolinea Pasqualetti – promuovere una corretta informazione scientifica sulla sua sostenibilità ambientale, economica e sociale. E’ effettivamente mancata, in questi anni – aggiunge – una comunicazione efficace sull’impegno della zootecnia da carne in tema di sostenibilità e benessere animale. I primi a voler assicurare al proprio bestiame le migliori condizioni di benessere animale sono proprio gli allevatori, perché un animale in perfette condizioni diventa anche più produttivo e performante. Dobbiamo per questo far emergere tutti i progressi fatti in questi anni e i punti di forza del nostro comparto. Spesso accade, invece, che le informazioni che dovrebbero arrivare al consumatore restino confinate nel circuito degli addetti ai lavori. Gli allevatori devono aprire le porte delle proprie stalle per mostrare il livello di benessere animale raggiunto e il rispetto delle normative previste in materia ambientale”.

 

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