Consiglio straordinario su Talete, la protesta in piazza del comitato “Noi non ce la beviamo”

Massimo Erbetti: "E’ proprio la dimensione provinciale dell'ATO 1 che non funziona, è considerato debole, perché copre un territorio troppo vasto e disomogeneo"

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Il sit in di protesta a Piazza del Comune

Mentre è in corso il consiglio comunale straordinario su Talete, davanti all’entrata di via Ascenzi è presente con il suo striscione il comitato “Noi non ce la beviamo”, che da tempo porta avanti la battaglia per l’acqua pubblica. Il comitato è coordinato da Paola Celletti, che nelle passate elezioni comunali è stata candidata alla carica di sindaco con la lista “Lavoro e beni comuni”.

Siamo andati a capire il perché della protesta, ascoltando le voci di alcuni manifestanti, tra cui Franco Marinelli e Massimo Erbetti, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle e membro del Comitato.

“Noi chiediamo l’applicazione della legge regionale n. 5 del 2014 che stabilisce che l’acqua è una risorsa pubblica – dice Marinelli – I comuni che sono rimasti fuori da Talete gestiscono il servizio meglio e a costi inferiori per gli utenti”.

Massimo Erbetti

Ma allora siete per un ritorno a una gestione delle risorse idriche fatta Comune per Comune? chiedo io. Non la ritenete una scelta antieconomica che non coglie le opportunità di economia di scala che in teoria garantisce una gestione provinciale?

Interviene Massimo Erbetti: “E’ proprio la dimensione provinciale dell’ATO 1 (Ambito Territoriale Ottimale) che non funziona. Il nostro ATO è considerato debole, perché copre un territorio troppo vasto e disomogeneo.”

“La legge 5/2014 – aggiunge Giuliano Desideri – mette in discussione proprio la funzionalità degli ATO esistenti, a vantaggio della costituzione di bacini idrografici omogenei, che permettano una gestione ottimale condivisa tra Comuni vicini”.

“La provincia di Viterbo è molto vasta e con una bassa densità abitativa, con problematiche molto diverse tra, diciamo, Acquapendente e Sutri”, precisa Paola Celletti.

Franco Marinelli e Paola Celletti

“Quindi al posto di una azienda composta dai Comuni, ma gestita con criteri privatistici, come è Talete, – chiarisce Celletti – noi chiediamo semplicemente l’applicazione della legge 5, con cui superare la gestione della SpA per tornare a una gestione diretta dei Comuni, organizzati in consorzi o aziende speciali, dimensionati sulla base di bacini idrografici omogenei. Noi però – prosegue Celletti – oggi siamo qui al Consiglio straordinario per sapere se il sindaco vuole continuare a sostenere una gestione fallimentare come quella di Talete SpA, o  se vuole sostenere il progetto di  ripubblicizzazione che come Comitato  abbiamo ampiamente divulgato e discusso. In particolare ci opponiamo con forza al rischio di un possibile intervento di operatori privati – attraverso Talete – nella gestione di un bene pubblico per eccellenza come l’acqua”.

Vedremo che cosa emergerà dal Consiglio straordinario di oggi. La situazione di Talete è tale che nessuno – per primi i cittadini, alle prese con l’ennesima ondata di bollette pazze – può permettersi un ennesimo buco nell’acqua.

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