Consorzio Etruria meridionale e Sabina, quando escamotage e cavilli diventano regola

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Quando il Potere si schiera smaccatamente da una parte si crea un amalgama che ha poco a che fare con la democrazia.

E quando si ha il Potere dalla propria parte anche cambiare le regole in corsa diventa possibile.

Come sta accadendo nella vicenda del Consorzio Etruria meridionale e Sabina. Da circa due mesi l’ente è guidato da un consiglio composto soltanto da 7 persone, invece che dalle 13 previste, e tutte della stessa associazione.

Nessun confronto democratico a garantire la rappresentatività delle diverse sensibilità che animano il mondo agricolo e che lo scorso 4 ottobre avevano dato ampio consenso alla lista ‘Agricoltori Riuniti’. Lista, che seppur presente in una sola delle quattro sezioni in cui si votava, aveva ottenuto l’elezione di sei consiglieri.

Ma non paghi di questo vulnus democratico, gli attuali ‘reggenti’ della lista ‘La Bonifica’ cercano di cambiare le carte in tavola.

Rimasti in 7 – pertanto sotto la soglia dei due terzi necessari per proseguire l’attività amministrativa e che comporta, secondo le norme statutarie, la convocazione dell’assemblea entro tre mesi per indire nuove elezioni – avanzano, tramite l’assessorato regionale dell’Agricoltura, in data 29 marzo la proposta alla giunta della Regione di modificare un articolo dello Statuto.

Nella fattispecie l’articolo 32, ossia quello relativo ai tre mesi entro i quali se non c’è più la maggioranza assoluta deve essere convocata l’assemblea. La proposta è quella di portare il termine temporale a sei mesi.

180 giorni durante i quali continuare a gestire le attività del Consorzio come se nulla fosse accaduto e senza incappare nella non legittimità delle iniziative intraprese nel frattempo in quanto non avallate dalla maggioranza assoluta.

Ergo, cavilli ed escamotage invece di essere inammissibili diventano regola.

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