Luisa Ciambella: "Siamo la nona provincia in Italia per incidenza dei casi ogni centomila abitanti, mi chiedo se non sia il caso di adottare misure ulteriori di tutela dei cittadini a partire dalle scuole"

“Contagi a Viterbo, i nostri parametri sono davvero compatibili con la zona gialla?”

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A seguito dell’ultimo Dpcm emanato dal presidente Conte – e valido dalla mezzanotte di oggi – il Lazio entra ufficialmente tra le zone “gialle” d’Italia, quelle considerate “a rischio moderato”, sebbene la pericolosità del Covid-19 sia riscontrabile in ogni parte del Paese, da nord a sud.

A preoccupare è soprattutto la situazione della provincia di Viterbo, che nella Regione è quella che si sta aggiudicando il triste primato di maggiori contagi giornalieri.

La consigliera del Pd Luisa Ciambella è tornata sul tema, con un appello al  sindaco Giovanni Arena a fornire indicazioni chiare e puntuali in nome della tutela dei cittadini: “Abbiamo letto dal Dpcm che fortunatamente la nostra Regione è stata riconosciuta zona gialla, con limitazioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle precedenti. Purtroppo però – spiega la Ciambella – come confermano vari studi di Istituti scientifici di chiara fama e come da lei ripetutamente dichiarato, la città di Viterbo si trova in una situazione opposta a quella della Regione Lazio, con contagi molto alti ed indici plurali di rischio. Le chiedo, quindi, cosa intende fare e che misure intende adottare per tutelare la popolazione nella sua funzione di massima autorità sanitaria, affinché i cittadini possano non essere in apprensione”.

Nei giorni scorsi, a causa del crescente aumento dei contagi anche tra gli studenti viterbesi, il sindaco aveva preso in considerazione l’idea di chiudere le scuole, poi accantonata a causa di una “evidente decrescita” nel numero dei casi tra ragazzi, come dichiarato dallo stesso Arena. “Ormai una settimana fa lanciai in consiglio comunale un grido di allarme che in parte è stato compreso, visto anche ciò che siamo riusciti insieme a finanziare come emendamento Covid-19, tuttavia si è rimasti nella confusione complessiva – aggiunge la consigliera del Pd -. Un grido di allarme sull’andamento dei contagi con crescita esponenziale costante, anche nelle scuole, aggravata dal mancato screening a tappeto che soprattutto lì andava organizzato. Abbiamo assistito – prosegue – alle sue dichiarazioni in cui asseriva di essere preoccupato, tanto da valutare anche la chiusura delle scuole del primo ciclo e poi al suo ricredersi. Lei ha affermato, giorni fa, che erano stati registrati 23 casi tra studenti lo scorso 2 novembre, poi 16 e 12. Secondo lei è ‘evidente una decrescita’ e quindi ha deciso di non chiudere le scuole. Io voglio fidarmi di lei e di coloro che le forniscono dati scientifici inoppugnabili, anche se da cittadina alfabetizzata credo vivamente che valutare la curva del contagio scolastico su tre giornate senza tenere conto nemmeno se siano stati fatti lo stesso numero di temponi ogni giorno mi sembra un campione a dir poco, poco rappresentativo”.

I dati, per la consigliera, non consentono affatto di dormire sonni tranquilli. Già lo scorso 31 ottobre Viterbo compariva su il “Fatto Quotidiano” come nona provincia in Italia per numero di contagi ogni centomila abitanti. “Da allora – afferma la Ciambella – sono trascorsi 5 giorni e anche il Tg3 ha dedicato un intero servizio alla Tuscia, sottolineando che, come riporta testualmente il giornalista, sono ‘In sofferenza i due ospedali della Tuscia, crescono i contagi e servono nuovi posti letto’ e ancora ‘quasi al completo i posti letto a Belcolle’. Ora la Asl dichiara che i contagi sono tanti ma la curva del contagio resta stabile. Non solo, sempre per mia ignoranza, non riesco a capire come si riesca a passare da un Rt a 2 del 27 ottobre all’1,6 con un numero di contagiati che viaggia almeno costante se non superiore alle giornate precedenti e con una popolazione che non può che rimanere la stessa”.

La consigliera ha deciso quindi di documentarsi e andare alla ricerca del fattore che abbia generato questo “repentino” cambiamento. Però, spiega la Ciambella, “quando anche i telegiornali nazionali aprono i loro servizi dicendo che Belcolle è in sofferenza, che sono quasi finiti i posti letto, quando sappiamo che le ambulanze nella giornata del 3 novembre erano in fila per accedere al pronto soccorso dell’ospedale e che, davanti a tutto questo, la popolazione sottoposta a screening rappresenta meno del 6% con un rapporto di 1 asintomatico per un sintomatico io mi preoccupo da madre, da cittadina e da amministratore”.

Cosa fare allora, se ad oggi – come sottolineato dalla consigliera già in consiglio comunale, – “la comunicazione pubblica è poca, confusa e contraddittoria e i cittadini sono ancora più allarmati? Ci sembra di vivere quasi in un mondo parallelo se valutiamo le dichiarazioni altalenanti del sindaco e quelle che abbiamo da fonti autorevoli nazionali – spiega -. Chiedo al sindaco, la massima autorità sanitaria, se è davvero convinto che con i nostri parametri e le nostre reali condizioni non sia il caso di adottare misure ulteriori di tutela dei cittadini a partire dalle scuole. Tutti vorremmo essere in zona gialla, dal contagio sotto controllo, ma se invece i nostri parametri sono diversi è bene prendere precauzioni per salvaguardare la salute di tutti senza tentennamenti”, conclude la Ciambella.

 

 

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