Contagi Covid sul posto di lavoro. Quanti sono alla Asl di Viterbo?

I dati della Sicurezza sul Lavoro sul sito dell'Azienda Sanitaria sono fermi al 2012, in barba ad un monitoraggio in tempo reale del contagio

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E’ di questi giorni la preoccupante statistica INAIL circa i contagi da Covid sui luoghi di lavoro.

L’analisi dell’istituto rileva un’ impennata nei primi quindici giorni di giugno pari ad un +1999 ed un aumento dei decessi del +28%.

Premessa l’opinabile determinazione del concetto, assai discutibile, del contagio sul luogo di lavoro, è interessante focalizzare l’attenzione sul dato relativo alla città di Viterbo.

All’Istituto sono stati dichiarati 65 casi con prevalenza (53) nelle fasce di etá 35/49 e 50/64, tutte ampiamente lavorative.

A fronte di questi numeri è semplicemente sconfortante il confronto con il report fornito dallo SPRESAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro) e pubblicato sul sito della Asl.

Incredibile, ma vero, i dati sono laconicamente fermi al 2012!

Alla luce di quest’evidenza sarebbe interessante chiedere al  responsabile della sicurezza sul lavoro, di fornire i dati relativi agli operatori sanitari dipendenti che abbiano contratto il virus, come pure sarebbe illuminante un parere dell’Epidemiologia, visto che, anche in questo caso, c’è un ritardo di aggiornamento sui dati di circa cinque anni.

In definitiva, al netto di entusiastici proclami, articoli agiografici, vibranti e interviste, book fotografici con e senza maschere, trovate gratificanti, è sconcertante rilevare come non vengano lavorate e pubblicate fonti numeriche essenziali per monitorare, in tempo reale, l’andamento del contagio.

Del resto, non c’è da stupirsi.

Alla Cittadella, infatti, nonostante la tempestiva circolare INAIL in merito, si sono allineati con il medesimo ritardo circa l’obbligo di denuncia di infortunio/malattia in caso di contagio da Covid.

Per avere il polso della situazione è emblematica, al riguardo, la dichiarazione entusiastica dell’assessore regionale D’Amato che, contro ogni evidenza, annunciava trionfalmente: “A Viterbo nessun Operatore ha contratto il virus in ospedale”.

 

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