Continuerà a chiedersi a lungo: “Come ho sbagliato quel facile obiettivo”? Noi sappiamo perché: fu Santa Rosa! Non solo allora…

Noi sappiamo perché quell'attentato non riuscì. Noi che siamo devoti alla nostra Santa sappiamo bene quanto S. Rosa ami il suo trasporto e tutte le “sue” cose e che non permetterà mai a nessuno di rovinare la sua festa

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Santa Rosa

Chissà quante volte Denis Illarionov si sarà chiesto come aveva fatto a sbagliare un bersaglio così grande come la Macchina di S. Rosa, mentre gli passava davanti. Sono certo che se lo sarà domandato innumerevoli volte, senza mai riuscire a darsi una risposta. E questo tarlo del dubbio instauratosi nel suo cervello continuerà ancora a lungo a tormentarlo anche nei sei anni che ancora dovrà scontare in prigione. In questo tempo che passerà dietro alle sbarre avrà modo di ripensare a lungo sul perché quell’ordigno lanciato in una direzione ben precisa prese improvvisamente un’altra strada e, anziché colpire la Macchina di S. Rosa, si diresse contro una serranda metallica che stava dall’altro lato della strada, spegnendosi subito dopo. Lui che voleva finire di prepotenza sulle prime pagine dei giornali nazionali ed esteri, e diventare la notizia sensazionale per tutti i tg italiani e internazionali, non si dà ancora pace. E la domanda che il giovane attentatore si pone è sempre la stessa: ”Come ho fatto a sbagliare un bersaglio così facile, a pochi metri da me?”, senza poterne mai ricavare una risposta.

santa rosaNoi sappiamo perché quell’attentato non riuscì. Noi che siamo devoti alla nostra Santa sappiamo bene quanto S. Rosa ami il suo trasporto e tutte le “sue” cose e che non permetterà mai a nessuno di rovinare la sua festa. L’ interrogativo che si pone l’attentatore se l’è posta a lungo (seconda guerra mondiale) anche un pilota americano che, alla guida di un bombardiere, doveva distruggere Viterbo colpendo obiettivi sensibili. Uno di questi era la cupola di Santa Rosa. Quest’uomo, che ce la metteva tutta, non riuscì mai a colpire questo obiettivo. Poi, qualche anno fa, è venuto in pace come turista a visitare la Chiesa di S. Rosa, e ha vergato a mano una dichiarazione. Nel foglio il pilota americano ricorda come tra gli obiettivi sensibili da abbattere, ci fosse anche la cupola di Santa Rosa. Con sgomento, riconosce che quel bersaglio non si poteva colpire, perché sulla cupola c’era sempre una ragazzina, che scacciava le bombe via, lontane dal bersaglio. I bombardamenti erano notturni e l’ora in cui gli stormi della morte arrivavano su Viterbo erano circa le due o le tre del mattino. Chi c’era sulla cupola a quell’ora? Chi poteva scacciare le bombe come fossero mosche? Caro Denis Illarionov, anche tu – come il pilota americano – hai toccato con mano la potenza della nostra santa Patrona. Perciò non ti chiedere più come mai hai sbagliato obiettivo: non hai sbagliato tu, ma è stata Santa Rosa che ha deviato la traiettoria, come fece con le bombe. Perciò mettiti l’animo in pace e ringrazia Santa Rosa, che in qualche modo ti ha fatto anche una piccola grazia facendoti ridurre la pena da undici a sei anni.

Giovanni Faperdue

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