Contro lo sfruttamento degli esiliati sottopagati, ma non “spariamo sulla Croce Rossa “

265
Acquapendente

Sulla vicenda dei giovani esiliati di origini centro africane, che sarebbero stati sfruttati dal piccolo imprenditore aquesiano, dopo ch il “mostro” è stato sbattuto in prima pagina e dopo che, anche qualche testata nazionale, si è disturbata per l’interessante vicenda, è forse giunta l’ora di qualche chiarimento, o perlomeno di guardare gli incresciosi fatti a 360 gradi.

Claudio Spiti, l’mprenditore ascoltato nell’interrogatorio di garanzia, ha dichiarato che gli operai non lavoravano tutti i giorni e che in alcune occasioni non si presentavano neanche all’appuntamento mattutino, appuntamento che spesso, come anche confermato da alcuni cittadini di Aquapendente, avveniva al bar, dove tutti facevano colazione.

Una manovalanza di certo non qualificata alla quale lo Spiti, stava insegnando il duro mestiere e che spesso è affidata a giovani, perlopiù di origine macedone della zona, manovalanza che veniva pagata settimanalmente. Un duro mestiere che non ha riservato grosse soddisfazioni a Claudio, che già nella difficoltà di una crisi diffusa, ha subito alcuni anni fa una terribile mutilazione alle dita di una mano, non permettendogli più di lavorare come un tempo.

Padre di due figlie è da tempo costretto a vivere in 20 mq di appartamento e non è certo da considerarsi un ricco sfruttatore. Se lo stesso si sia rivolto ai giovani africani o sia stato cercato da loro, questo non ci è dato saperlo, ma le considerazioni sul tipo di reclutamento di determinati operai, forse necessita una riflessione più attenta. In mano a cooperative create ad hoc, ammassati in centri accoglienza improvvisati, li troviamo a tutte le ore del giorno e della notte lunghe le strade del nostro territorio. Illusi dalla precaria accoglienza e quasi sempre privi di una qualsivoglia mansione, se si esclude il lavoro di integrazione che qualche valida cooperativa o qualche comune riescono a offrire. Alla mercé della vita, vittime anche non troppo inconsapevoli, di ben altra manovalanza che non quella che insegna il mestiere del tagliabosco.

La vicenda sembra aver creato un eccessivo risalto mediatico, ma l’opinione pubblica confida in una attenta valutazione da parte della magistratura, fermamente convinta che non è affatto giusto sfruttare chi vive nel disagio, ma altrettanto convinta, che, nello specifico il rischio di “sparare sulla Croce Rossa”, sembra essere evidente.
Meditate gente… meditate

Fulvio Medici

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui