Coronavirus e Terzo Settore, gli ultimi provvedimenti del decreto “Cura Italia”

ll cosiddetto “decreto rilancio” approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 maggio ha previsto politiche incentivanti dal punto di vista fiscale e finanziario rivolte anche al mondo del Terzo Settore.

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Si chiama “Cura Italia”, è il cosiddetto “decreto rilancio” approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 maggio ha previsto politiche incentivanti dal punto di vista fiscale e finanziario rivolte anche al mondo del Terzo Settore, che svolgere un ruolo importante per lo sviluppo e il rafforzamento del nostro Paese in questa fase di emergenza.
I soggetti del Volontariato vengono equiparati su molti fronti a qualsiasi altro ente di natura commerciale. 
Queste le norme principali.
L’articolo 80 del decreto modifica l’articolo 43 del DL 18/2020 in materia di contributi per la sicurezza e il potenziamento dei presidi sanitari in favore di enti del terzo settore. Sono previsti incentivi all’acquisto dei dispositivi di contenimento del contagio anche per gli operatori degli enti del Terzo Settore, oltre che per i lavoratori delle imprese. Il combinato disposto tra l’art. 80 del DL rilancio e l’art. 43 del DL 18/2020 emana infatti:
Allo scopo di sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese, nonché delle attività di interesse generale degli enti del terzo settore di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, a seguito dell’emergenza sanitaria coronavirus, l’Inail entro provvede entro il 30 aprile 2020 a trasferire ad Invitalia l’importo di 50 milioni di euro da erogare alle imprese e agli enti del terzo settore di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale, a valere sulle risorse già programmate nel bilancio di previsione 2020 dello stesso istituto per il finanziamento dei progetti di cui all’art.11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008 , n. 81”.
L’articolo 106 consente anche agli enti del Terzo Settore di accedere a finanziamenti garantiti dallo Stato, per poter assicurare la continuità della loro attività. Tale disposizione va ad integrare infatti l’art. 1 del DL 23/2020.
“Al fine di assicurare la necessaria liquidità’ alle imprese con sede in Italia, colpite dall’epidemia COVID-19, diverse dalle banche e da altri soggetti autorizzati all’esercizio del credito, SACE S.p.A. concede fino al 31 dicembre 2020 garanzie, in conformità con la normativa europea in tema di aiuti di Stato e nel rispetto dei criteri e delle condizioni previste dai commi da 2 a 11, in favore di banche, di istituzioni finanziarie nazionali e internazionali e degli altri soggetti abilitati all’esercizio del credito in Italia, per finanziamenti sotto qualsiasi forma alle suddette imprese. Gli impegni assunti dalla SACE S.p.A. ai sensi del presente comma non superano l’importo complessivo massimo di 200 miliardi di euro, di cui almeno 30 miliardi sono destinati a supporto di piccole e medie imprese come definite dalla Raccomandazione della Commissione europea n. 2003/361/CE, ivi inclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti titolari di partita IVA, che abbiano pienamente utilizzato la loro capacità di accesso al Fondo di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nonché agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività di interesse generale non in regime d’impresa”.
All’articolo 107 il decreto prevede l’incremento del fondo dedicato al Volontariato, limitatamente alla prima sezione. 
“Al fine di sostenere le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le fondazioni del Terzo settore attraverso interventi capaci di generare un significativo impatto sociale sulle comunità di riferimento, la seconda sezione del Fondo di cui all’articolo 72 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117, è incrementata di 100 milioni di euro per l’anno 2020”.
All’articolo 130 si fa riferimento al credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro in favore degli enti del Volontariato. Il decreto prevede la possibilità di richiedere un credito d’imposta pari al 50 % delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate fino ad un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario. La disposizione, infatti, intende integrare l’art. 64 del DL 18/2020 e dal loro combinato disposto si evince la seguente normativa di riferimento:
Allo scopo di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del virus COVID-19, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione nonché agli enti del terzo settore di cui all’ articolo 4, comma 1 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 è riconosciuto, per il periodo d’imposta 2020, un credito d’imposta, nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate fino ad un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020”.
In questo contesto di estensione al Terzo Settore delle misure di sostegno delle imprese si inserisce anche l’Unione delle Province d’Italia (UPI) che proprio durante l’attuale fase 2 dell’emergenza ha lanciato un appello alle associazioni, che come le famiglie e le imprese si stanno impegnando a far fronte alla pandemia, anche nell’interesse dell’intera comunità, di segnalare proposte e richieste rispetto alle maggiori urgenze del Volontariato.
Tante associazioni non possono più contare sulle proprie risorse per la prosecuzione delle attività. Il lockdown, infatti, imposto per fermare il Coronavirus ha sospeso la realizzazione di tutte quelle occasioni di incontro del mondo del Volontariato con i cittadini, fonte di sostegno ed entrate economiche per il settore di notevole importanza. Per altre realtà l’emergenza ha rappresentato la sospensione dei servizi socio-sanitari con la conseguente difficoltà per le famiglie che su tali servizi appunto contavano.  
Per rispondere a questi bisogni l’UPI ha rivolto al presidente del Consiglio dei ministri la richiesta di riflettere sull’elaborazione di una soluzione per la riapertura di tutte le attività di volontariato e culturali. Inoltre, di istituire in tutte le Province una cabina di regia permanente sul volontariato e una struttura di servizio per le associazioni del terzo settore, che offra informazioni, formazione e assistenza, anche rispetto alle opportunità offerte dai bandi regionali e europei. Infine, particolare attenzione è rivolta al tema della ripresa della scuola per i bambini e ragazzi con disabilità, per questo è stato rivolto l’invito di includere un rappresentante del mondo della disabilità al Tavolo Scuola, per dare un contributo concreto per l’inserimento dei giovani con disabilità nella fase 2. 

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