La situazione a livello globale è ora davvero complicata

Coronavirus, ore di attesa per i dati da Africa e Sud America. Oms non esclude pandemia

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L’Organizzazione mondiale della sanità è pronta a dichiarare lo stato di pandemia, ovvero ciò che i governi di tutto il mondo temono forse più del Coronavirus stesso.

Dichiarare lo stato di pandemia significherebbe dire ad ogni Stato di seguire alla lettera i piani dell’Oms per impedire che il virus dilaghi. Le misure possono andare dal blocco delle attività produttive ai limiti alla circolazione anche via terra e che potrebbero essere applicate in primis nel nostro Paese, che ha il maggior numero di casi dopo Cina e Corea del Sud.

Entro una settimana o massimo 10 giorni, dalla sede centrale di Ginevra l’Oms proclamerà lo stato pandemico. “Il tempo di avere dati consolidati anche dall’Africa e dall’America Latina”, spiega Walter Ricciardi, dell’executive board dell’organizzazione.

Difatti, per i centri USA per la prevenzione e il controllo delle malattie, il Covid-19 presenta già due dei criteri per definirsi pandemia: si diffonde tra le persone e può essere mortale. Il terzo, la sua diffusione su scala globale, sarà appunto raggiunto a breve, quando arriveranno dati certi, per quanto possibile, sui primi focolai africani e sudamericani.

“Con la dichiarazione dello stato pandemico l’Oms può mandare i suoi operatori in loco, come fanno i caschi blu dell’Onu”, ma soprattutto “può chiedere ai singoli Paesi di adottare misure di mitigamento, come il fermo di alcune attività o dei trasporti anche via terra”. Non c’è un vero e proprio obbligo, ma “il non rispetto delle disposizioni equivarrebbe alla mancata applicazione di norme internazionali, che implica l’applicazione di sanzioni”. Queste le parole di Ricciardi.

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