Ristoranti cinesi e giapponesi della Tuscia deserti, eppure non c'è alcun rischio

Coronavirus, ristoranti cinesi e sushi deserti nel Viterbese. I ristoratori invitano alla calma

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“Ci piacerebbe deliziarvi con qualche foto dei nostri piatti, ma oggi dobbiamo fare un passo indietro e con il rispetto per tutte le persone che ancora si trovano nella provincia di Wuhan, Hubei, Cina (8.000 km di distanza) pubblichiamo un articolo della croce rossa italiana, la quale evidenzia che non esiste nessun tipo di rischio di contagio negli alimenti”.

Con queste parole il ristorante Akira di Viterbo risponde alla psicosi da coronavirus che sta contagiando i viterbesi più del virus stesso, tanto da registrare un impressionante calo delle presenze in tutti gli esercizi del capoluogo gestiti da cittadini asiatici.

Sushi, ristoranti cinesi e negozi cinesi sono infatti deserti in questi giorni in cui il virus sta spaventando il mondo, anche se – come specificano gli stessi commercianti – nessuno di loro è stato in Cina nell’ultimo periodo.

“Ricordando che nessuno del nostro personale è stato in Cina nell’ultimo anno (alcuni non ci sono mai stati), auguriamo a noi tutti di trovare la forza per affrontare la paura che il più delle volte non ci permette di essere razionali”, scrivono i gestori di Akira sulla pagina Facebook del loro ristorante.

Come a Roma, dove alcuni esercizi hanno esposto cartelli che vietano l’ingresso ai cittadini cinesi, la “psicosi da coronavirus” avanza, a braccetto con un forma di razzismo che sta colpendo anche economicamente una grande fetta della nostra economia locale.

Eppure, come specifica anche la Croce Rossa Italiana nel link che trovate all’inizio di questo articolo, non esiste alcun rischio derivante dal cibo. Soprattutto se chi ve lo serve non visita la Cina da moltissimi mesi.

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