Riceviamo e pubblichiamo il discorso di Vittorio Sgarbi alla Camera dei Deputati

Coronavirus, Sgarbi alla Camera: “Abbiamo amplificato il Covid fino a farlo diventare una peste”

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse 25-06-2020 Roma Politica Camera dei Deputati - dl Giustizia Nella foto Vittorio Sgarbi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 25-06-2020 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Justice law decree In the pic Vittorio Sgarbi

“In un Parlamento impaurito e semivuoto – non c’è un solo parlamentare nel transatlantico – e singolarmente popolato di Ministri, che, evidentemente, sono curiosi di sentire ciò che dice il loro Presidente, le parole del collega Fornaro escono su molti punti condivisibili. Credo che abbia detto una cosa giusta nel momento in cui nel Parlamento è imposto il bavaglio alla bocca per una realtà che non corrisponde ai dati reali del contagio, visto che siamo molto più di un metro distanti, come indicava il capo del Dipartimento della Protezione civile, Borrelli. Ha detto che politicamente c’è un problema di sanità: ecco, io credo che politicamente non ne uscirete vivi, e questo è certo; che quello che ha fatto questo Governo, con un sistematico terrorismo dell’informazione legato anche alle intuizioni di comunicazione di vari influenzatori dell’opinione pubblica, indichi la volontà di uno stato di malattia permanente che non è corrispondente al dato reale.

Il dato reale è che il 31 marzo si contavano 837 morti, il 29 maggio si contavano 242 morti, il 20 ottobre 89. Il dato mi pare importante per indicare che la curva è discendente e anche i contagi, su cui si contano dati notevoli, ci indicano un errore fondamentale del sistema italiano, del modello italiano: sono 104 mila i contagiati d’Italia, sono 10 mila i contagiati in Svezia, anche tenuto conto della differenza di popolazione, sono 1.900 in Norvegia. Abbiamo usato un metodo come quello di chi voglia fermare un fiume con le mani: è inutile. Il Coronavirus ci circonda anche se mettiamo le mille mascherine. Il cavalier Berlusconi si è protetto come nessuno ed è caduto nel Coronavirus, poi ne è uscito fortunatamente non con la morte. Ma tutto questo, poi, le chiusure delle sagre, la pressione sadica contro i giovani colpevoli di non essere contagiabili in senso mortale: se non è morto nessun ragazzo tra i dieci e i vent’anni, tra i dieci e i quarant’anni, evidentemente, il problema non riguarda quei giovani. Chiudere dalle 23 alle 5 del mattino le città è insensato. Dobbiamo proteggere gli anziani, stare attenti a loro, non proteggere i giovani da se stessi. Nessuno si preoccupa di avere un cancro a vent’anni, è molto più raro che nell’età più matura. Nessuno si preoccupa di avere un infarto a quindici anni. Perché far preoccupare i giovani per quello che non li riguarda? È un’azione criminale.

 

È un’azione criminale dell’informazione. L’informazione deve dire la verità, non può continuare a dare dei dati che seminano soltanto il terrore. Quello che il Coronavirus ha fatto è colpire la nostra mente, è colpire le nostre teste e impedirci quello che l’articolo primo – visto l’amico Fornaro con le sue parole: “non ne uscirete vivi” – l’articolo primo non dice che la Repubblica italiana è fondata sulla sanità, ma sul lavoro, e avete fatto perdere il lavoro a milioni di italiani, i quali sono nelle condizioni di non vivere più: bar, ristoranti, fiere, tutto quel mondo che è stato censurato nel discorso del Presidente del Consiglio è un mondo di gente che morirà di fame perché non può fare il mercatino di Natale, perché non può andare in un bar a bere dopo le 23. Ma come è possibile che ci sia un rischio dalle 23 alle 5 o dalle 24 alle 5 e non ci sia alle 22? Ma come è possibile?

 

A concludere, a concludere che i dati sono dati forzatamente indirizzati a farci credere di vivere… In particolare, se la televisione non parlasse tutti i giorni, per 12 ore, solo di Coronavirus, avremmo la capacità di difenderci da soli, per l’autotutela che ognuno ha, senza essere impauriti da minacce, non tutte corrispondenti al vero, della malattia, e tutte invece costruite sui DPCM, con le proibizioni: fino a qualche giorno fa, i convegni non si potevano fare, oggi ho sentito che si possono fare i convegni; i congressi non si possono fare, ma si possono fare le mostre: e le mostre non sono come i convegni? Si possono presentare i libri o si può andare soltanto a leggere i libri attraverso la televisione? Ma com’è possibile che non siate capaci di vedere la realtà com’è?

 

È chiaro – io non ho mai negato nulla – che c’è una malattia, ma nessuno si è preoccupato di ostacolare l’epatite C, le tante malattie che ci circondano. Viviamo nell’orrore di una malattia che abbiamo amplificato fino a farla diventare una peste. Non è così e i giovani devono essere liberi!”

 

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