Una lettrice ci racconta il suo calvario: da anziana ultrasettantenne deve fare una visita pneumologica urgente entro 10 giorni, ma a Belcolle le rispondono che i medici sono tutti impegnati nei reparti Covid. In compenso, però, le dicono che i servizi intramenia sono disponibili

“Costretta a rivolgermi alla sanità privata perché a Belcolle i medici sono tutti impegnati con il Covid”

272

Ha davvero dell’incredibile quanto ci scrive una nostra lettrice, costretta ad attraversare un autentico calvario per eseguire una visita specialistica pneumologica urgente. A causa del Covid, infatti, da Belcolle le fanno sapere che non ci sono medici disponibili ma, tuttavia, sono disponibili i servizi intramenia e quelli extraospedalieri, ovvero quelli a pagamento.

La nostra lettrice, un’ultrasettantenne viterbese, sarà costretta a rivolgersi alla sanità privata per sottoporsi ad una visita che il suo medico curante ha definito urgente. Che strano, eppure la politica ci racconta che a Belcolle sta procedendo tutto a gonfie vele e che è tutto sotto controllo.

“Sono la signora O.R. di 74 anni di Viterbo – ci scrive – e, nel mese di Febbraio, ho avuto una polmonite interstiziale bilaterale con tampone COVID-19 rapido negativo, dimostratasi ad inizio Marzo positiva al COVID-19 tramite test anticorpale. Dopo aver ottemperato comunque alla quarantena, a seguito di una TAC richiesta dal medico curante in struttura privata, mi trovo con una condizione di salute non ancora rientrata nella norma. Di fatto il medico curante richiede una visita specialistica pneumologica urgente a 10 giorni”.

“Nel telefonare presso l’ambulatorio di pneumologia di Belcolle – prosegue la signora – mi viene risposto che gli specialisti non sono disponibili in quanto tutti impegnati per la degenza COVID ma se voglio eseguire la visita ho la possibilitá di prenotarla in regime di intramenia o extraospedaliera presso studio privato. La questione mi viene confermata anche dal CUP”.

“Mi pongo una domanda: se gli specialisti trovano tempo per l’intramenia e lo studio privato, come è possibile che lo stesso non valga per la sanitá pubblica e l’ambulatorio ospedaliero nello specifico è fermo dal mese di ottobre senza poter assicurare neanche le urgenze? Ed anche che una signora anziana con reddito minimo si debba trovare nelle condizioni di rivolgersi alla sanitá privata?”.

“Scrivo quanto sopra – conclude la donna – per portare a conoscenza delle istituzioni quanto sta avvenendo nella sanità pubblica ed anche per far riflettere sul modus operandi che viene attuato nella nostra città”.

Insomma, un’anziana paziente letteralmente abbandonata a sé stessa. Speriamo che la politica, anziché concentrarsi su altre cose di dubbia rilevanza, inizi a focalizzarsi su quanto avviene all’interno del nostro ospedale, messo a dura prova dalla pandemia e non solo.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui