"Tamponi per tutti": il sindaco di Bassano Romano si trasforma in Cetto La Qualunque... ma alla RSA che succede?

Covid, anche Bassano Romano nel caos: scoppia il focolaio nell’Rsa e come al solito non ci si capisce niente

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Ormai l’Organizzazione Filini, rodata ed architettata alla perfezione, ha superato in anticipo il problema del Cenone di San Silvestro e si sta adoperando a 360 gradi in ambito COVID-19, subito dopo la fantacelebrazione del V-Day a Belcollege. E stavolta, purtroppo, di mezzo ci va il giovane sindaco di Bassano Romano, anch’esso inghiottito dall’improvvisazione quasi grottesca della Asl di Viterbo.

Proprio in forza della qualità dei professionisti-cavia, eccelso esempio di attaccamento ai colori sociali, pare strano che sia passato sotto traccia il caos di Bassano Romano. E qui, con la puntuale caparbietà del vero macho, il giovane sindaco targato PD, è uscito dalla trincea per un drammatico corpo a corpo: tamponi per tutti, come l’onorevole Cetto La Qualunque.

Insomma, forse anche malconsigliato, Emanuele Maggi ha preparato una specie di insalata russa: tamponi antigenici per l’intera popolazione come screening, ovvero per gli asintomatici, ovvero per i contatti stretti… vabbè, non si sa bene, anche perché, il costo andrà a carico della ASL o del Comune?

Nel bel mezzo di questa geniale trovata – forse elettorale – deflagra la bomba del mega focolaio nella RSA che insiste nel suo Comune. Se non ha attivato il TOC per la popolazione, verosimilmente non avrà allertato neanche il TOC imprese (non avrebbe guastato l’intervento del TOC Convento per via delle religiose presenti!) ed allora sarà fondamentale accertare, salvo poi risponderne nelle sedi competenti, se erano state applicate le procedure anti-Covid e se permanessero i requisiti indispensabili per l’accreditamento richiesti da Zingaretti ed accertati dalla ASL, che non avrebbe potuto esimersi da tali verifiche obbligatorie.

Tra l’altro, in quella Rsa c’è la nebulosa situazione dell’attuale Direttore Sanitario. Siamo sicuri signor Sindaco, massima Autorità Sanitaria del Comune, che il medico incaricato di svolgere la delicatissima funzione in parola sia correttamente titolato per esercitarla? La Regione Lazio, ci risulta, è silente in merito. Il medico in questione è stato Medico di Medicina Generale fino al 05/12, attività “in convenzione” regionale per eccellenza: siamo certi che prima di questa data potesse, ovvero avesse potuto, svolgere mansioni di “Direttore Sanitario” senza incorrere nei fulmini dell’incompatibilità? Chissà se il servizio ispettivo della Asl avrà preso in esame questa posizione.

Ultima domanda: la struttura è dotata del Medico Competente, con il rispetto, ipso facto, di tutti i numerosi adempimenti in merito ex D.Lgs. 81/08? È un momento importante per la Medicina del Lavoro e speriamo che anche la sua massima espressione in Asl, il dottor Augusto Quercia, esca finalmente dal letargo e dica la sua, a chiari note, tipo “Ci sono anche io, ascoltatemi per favore”. Abbiamo il Medico Competente, anzi, un (solo) Medico Competente per oltre 3000 lavoratori in un ambito vasto, delicato e problematico, quale un’Azienda Sanitaria. Eppure, c’è o non c’è, è uguale. Relegato in soffitta, mai inserito nei protocolli sanitari invece pensati e redatti da un’operatrice sanitaria vicina al Sole dell’Avvenire.

Nell’agone del Covid-19, doveva essere l’unico e vero regista nell’attivazione della vaccinazione, disponendo, a mero esempio, l’effettuazione dei test sierologici per spedire in pole-position per il vaccino chi fosse risultato privo di anticorpi. Invece, il 27 dicembre, per le foto-ricordo da esporre in salotto insieme a quelle della cresima di Gigino e del battesimo di Samantha, abbiamo vaccinato chi era già risultato positivo tempo addietro. Valla a capire la Asl degli scienziati. E per fortuna che i “virologi improvvisati” (parole della Dg Daniela Donetti) siamo noi.

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