Secondo uno studio condotto dal ricercatore Leonardo Martinez le persone infette dal virus sono più contagiose due giorni prima e tre giorni dopo l’esordio dei sintomi

Covid, ecco i giorni pericolosi per il contagio

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Quando un paziente Covid ha maggiore probabilità di diffondere il virus? Gli scienziati stanno cercando di rispondere alla domanda dall’inizio della pandemia ed è stato piuttosto evidente fin dagli esordi il ruolo degli asintomatici come veicolo di contagio. Se con la Sars è stato piuttosto semplice bloccare la trasmissione del virus dal momento che solo chi manifestava sintomi era contagioso (e isolabile), con Sars CoV-2 le cose sono andate in modo del tutto diverso: il contagio arriva in modo inconsapevole anche dai pre-sintomatici, ma è più difficile isolare persone che, pur contagiate, stanno bene e manifesteranno i sintomi più avanti, a distanza di ore o di giorni. A spiegare in maniera chiara quali sarebbero i giorni pericolosi per il contagio, ci ha pensato Cristina Marrone in un articolo pubblicato da Corriere.it.

I giorni pericolosi
Un grande studio pubblicato su Jama Internal Medicine e condotto da Leonardo Martinez, ricercatore della Boston University School of Public Health (BUSPH) ha messo in luce che le persone infette dal virus sono più contagiose due giorni prima e tre giorni dopo l’esordio dei sintomi. La ricerca ha inoltre scoperto che gli individui infetti avevano maggiori probabilità di essere asintomatici se erano stati contagiati da un caso primario (la prima persona infetta di un focolaio) anch’esso asintomatico.

Asintomatici e presintomatici
I ricercatori hanno studiato 9000 contatti stretti di un gruppo di 730 pazienti indice contagiati nella provincia cinese di Zhejiang da gennaio 2020 ad agosto 2020. Per contatti stretti sono stati inclusi contatti familiari (definiti come individui che vivevano nella stessa famiglia o che hanno cenato insieme), colleghi di lavoro, persone in ambienti ospedalieri. I ricercatori hanno monitorato gli individui infetti per almeno 90 giorni dopo il risultato positivo del tampone per distinguere tra casi asintomatici e presintomatici.

lo studio
Gli esperti hanno studiato i tempi con cui gli individui di queste reti sociali risultavano a loro volta positivi al virus ed è emerso che in gran parte i contagi avvenivano quando il contatto con la persona infettata avveniva poco prima o subito dopo la comparsa in quest’ultimo di sintomi riconoscibili. Tra i casi primari l’89% ha sviluppato sintomi lievi o moderati, l’11% era asintomatico e nessuno ha sviluppato sintomi gravi. I familiari e i colleghi dei casi primari hanno avuto tassi di infezione più elevati rispetto agli altri contatti stretti. E i contatti stretti avevano maggiori probabilità di contrarre il Covid-19 dall’individuo infetto primario quando erano esposti poco prima e poco dopo l’esordio dei sintomi. «I nostri risultati suggeriscono che i tempi di esposizione sono importanti per la trasmissione del virus, e questo fornisce ulteriore evidenza del fatto che i test rapidi e la quarantena dopo che qualcuno è stato male sono un passo cruciale per controllare l’epidemia» ha spiegato l’autore del lavoro Leonardo Martinez.

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