Disposizioni confuse, falsi proclami e contagi interni in aumento. Prevenzione dove sei finita?

Covid, ecco la prevenzione della Asl: non ci si capisce niente

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Si continua a scrivere e parlare di prevenzione, fino alla noia, forse per esorcizzare fantasmi in agguato, primo fra tutti quello dell’incompetenza assoluta. Continuano infatti ad emergere troppi contagi avvenuti a Belcolle, della serie: entri acciaccato per un motivo ed esci definitivamente di scena per un altro. Sempre più cittadini, a proposito, riferiscono di loro cari che avrebbero contratto il Covid una volta entrati al Belcolle e che qualcuno di loro, purtroppo, ci avrebbe anche rimesso la vita.

Sono giá trascorse tre settimane, eppure giunge ancora dalla Sala d’Ercole l’eco potente ed enfatico del proclama a marca Donetti & Company: dopo i 6 TOC ed i 5 gruppi scuola, da qualche giorno abbiamo attivato il TOC Imprese. Un altro. Ci mancava proprio. E questo per seguire i contagi (odiose le anglofonie che fanno scena tipo “contact tracing”) a livello d’impresa. Certo che se per ‘Impresa’ a Viterbo si intende anche la ASL, il successo non è davvero garantito.

Chi milita in questo ennesimo TOC? Il protocollo condiviso sulla sicurezza, a marzo scorso, integrato con quello del 24 aprile, prevedeva già la tutela dei lavoratori tramite il Medico Competente e lo RSPP: è forse emersa qualche falla nel sistema? Attendibilmente più di qualche falla, ed allora altra geniale trovata – hai visto mai? – con l’estensione di procedure dedicate ai dipendenti aziendali, a data 17/11/2020, pubblicate sul sito e redatte da un policromo gruppo di esperti, tra i quali veterinari ed amministrativi, peraltro vicini alla Luce del Potere. Ma cosa c’entrano in fondo? Niente, ma intanto “estendono norme” ed in tutto questo misterioso almanacco di intuizioni, indicazioni, intendimenti, obiettivi, ordini, disposizioni e circolari, nella più agghiacciante sagra – non saga – della burocrazia, viene da chiedersi: e lo SPRESAL?

L’ormai accantonato Dr. Augusto Quercia ha coscienziosamente vigilato su chi avrebbe dovuto fare il tracciamento, non certo compito degli UPG della sua UOC. Circola l’impressione che con tutti questi focolai, per accogliere i naufragi dei vari “Titanic”, non basti la fossa delle Marianne. Ed uno spettacolare esempio dell’intollerabile ed assurda inefficienza di Belcolle è il lungo corridoio che unisce i blocchi B e D dell’inquietante Ospedale. Al fine di tutelare i pazienti ancora “sani” e disciplinare il cosiddetto “percorso sporco” da quello “pulito”, dopo l’esperienza circense del “semaforo umano” (un dipendente a turno che regolamentava il passaggio dei malcapitati con senso unico alternato) ecco l’apposizione a terra di strisce gialle e rosse, distanti tra loro circa 15 centimetri per la suddivisione  dell’impegno degli spazi.

Quindi: si buttano soldi per i puntatori laser della Prevenzione, si pagano budget stratosferici a sociologi ed onorari faraonici ad avvocati amici e si arruolano parenti in amministrazione come fossero noccioline ma non abbiamo barelle di biocontenimento e confidiamo che il Covid-19 conosca i colori (giallo e rosso, un ideatore sicuramente romanista) per evitare contagi e decessi. È andata di lusso, finora. E qualcuno ancora si domanda come faccia la piccola Viterbo ad essere una delle provincie più colpite? Forse ancora non ci si è resi conto del fatto che nella Tuscia si sta combattendo una guerra con in una mano una spada di cartone e nell’altra uno scudo di vetro soffiato mentre gli altri hanno le mitragliatrici a canne rotanti. In parole povere: siamo nelle mani di Nostro Signore.

Nel frattempo si moltiplicano gli interrogativi sul dottor Alesini, lo RSPP aziendale, che insieme ai vertici illuminati ha garantito la totale liceitá della collocazione nella palazzina D (Covid) di rispettabilissimi pazienti ed operatori sanitari della Elettrofisiologia. È lo stesso dottor Alesini il pitagorico inventore del Luna Park della Cittadella (sali qui, salta giù, scendi là, scompari sopra e riappari di sotto), lo stesso che aveva dato il primo via alla seconda operazione “Andrà tutto bene”, rifilando un bel 2 all’indice Rt locale, tanto per capirsi, mentre la Procura ad aprile indagava sulle RSA (Messaggero del 18/04/20), ed ora va invece monitorando quelle strutture e siamo ancora in alto mare sulle infezioni del personale avvenute in Ospedale e regolarmente denunciate (poche, rispetto al reale, andando di moda il vezzo di “essersi infettati a casa”).

Uno scatafascio mascherato dai volti sorridenti, sereni ed in attesa di altri premi e riconoscimenti di coloro che, ancora una volta, dimostrano di aver clamorosamente sbagliato mestiere.

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