Un limbo senza fine per le persone più fragili: il peso delle conseguenze della seconda ondata di Covid-19 ha portato alla cronicizzazione del trauma

Covid, la seconda malattia che stiamo affrontando riguarda la depressione

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Secondo uno studio dell’Università di Massachusetts – tra le più attendibili al mondo – i morti per conseguenze psicologiche della pandemia superano i morti da Covid. Infatti, la seconda malattia che stiamo affrontando riguarda proprio la depressione.

Le conseguenze psicologiche sono sempre più gravi a causa della pandemia in atto. Le persone si trovano ad affrontare la vita quotidiana con più ansia rispetto al solito, con la paura di poter essere contagiate dal virus. Ancor più gravi sono gli episodi di individui che affrontano il lutto famigliare. La perdita di una persona cara può portare a sviluppare un disturbo depressivo, con paura, disperazione, tristezza e la maggior parte delle volte – soprattutto in questo periodo – con un grave senso di colpa.
Per chi si è trovato ad affrontare in primis la malattia, il peso dei ricordi della terapia intensiva sono straccianti.

Prima della pandemia da Covid-19 le persone che riportavano sintomi depressivi erano all’incirca l’8, 5℅ della popolazione, a metà aprile erano il 27,8%. In genere – dopo alcuni eventi traumatici – la depressione nella popolazione raddoppia, in questo caso sembra triplicare.

La depressione purtroppo è una patologia che non sparisce da un giorno all’altro, anzi si potrebbe prolungare per diversi anni.
In merito ad eventi tragici, come l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 a New York, sono stati fatti alcuni studi che hanno dimostrato che le alterazioni dell’omeostasi psicologica delle persone coinvolte in questi eventi, possono durate anche per 6-8 anni dopo l’evento.

L’interruzione della quotidianità, l’isolamento e la vita vissuta in piccoli frammenti non aiuta le persone a vivere in serenità le proprie giornate. La prima ondata è stata un brutto colpo per tutti quanti ma la voglia di uscirne più forti ci ha fatto tenere duro…ma la seconda ondata è di certo molto più dura. Ormai sono mesi e mesi che tutti ci troviamo a vivere questa vita con la speranza che al più presto ne potremmo uscire ma non tutti ce la fanno, c’è un tratto di cronicizzazione del trauma. Alcuni per uscire da questa brutta realtà hanno iniziato ad abusare di sostanze tossiche come alcool e droga.

Inoltre, sono venute a mancare due caratteristiche fondamentali che alimentano la speranza negli esseri umani: la possibilità di prevedere e di progettare. Non essendoci una comunicazione limpida – sulla malattia – trasmessa ai cittadini, quest’ultimi si trovano in un limbo senza fine.
Per alcuni la vita sembra aver perso di significato“, un’affermazione molto forte poiché alla base dei tentati suicidi si trova proprio questo pensiero.

Confidiamo in un maggior supporto psicologico da parte delle Istituzioni e più fondi per i centri di salute mentale, che già prima della pandemia erano al di sotto della media europea.

In tutto ciò, non dobbiamo mai perdere la speranza, bisogna sempre trovare uno spiraglio di luce a cui aggrapparsi con tutte le nostre forze fino a quando lo spiraglio diventerà un enorme portone di opportunità.

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