Ripercorriamo tutte le incongruenze nella gestione italiana del virus cinese: dal piano pandemico fermo a 14 anni fa agli antivirali scaduti e tenuti in un misero magazzino in una zona inquinata, passando per i tentativi di insabbiamento dell'Oms. Nonostante l'establishment italiano abbia provato a nasconderla, la verità è finalmente saltata fuori: il ministro Speranza sapeva tutto. Dovrebbe dimettersi per rispetto dei morti

Covid, l’Oms non è più credibile e Speranza era consapevole di mandare l’Italia allo sfascio

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Che l’Italia non fosse pronta ad affrontare una pandemia come quella scoppiata quasi un anno fa era chiaro, bastava guardare in quali pietose condizioni versano moltissimi ospedali della penisola. Ma in queste ore stanno venendo fuori documenti, indagini e testimonianze che potrebbero invece dimostrare come sarebbe stato possibile evitare le conseguenze catastrofiche che il Coronavirus ha fatto abbattere sul nostro Paese.

Era il 5 gennaio scorso quando l’Oms lanciò l’allerta per una polmonite di origini sconosciute che stava prendendo piede in Cina, nessuno di noi cittadini poteva immaginare che quel virus cinese a breve avrebbe compromesso inesorabilmente una parte delle nostre vite. Tuttavia, se i cittadini non potevano prevedere la pandemia, lo stesso non si può dire per il Governo italiano, nella fattispecie per il Ministero della Salute retto da Roberto Speranza. Il Governo, difatti, disponeva di un piano pandemico, peccato però che fosse rimasto fermo con le quattro frecce al 2006, ben 14 anni orsono. Ma, soprattutto, non tutti sanno che il Ministero della Salute dispone di un apposito magazzino nel quale vengono conservati dispositivi di protezione individuale (sì, le mascherine) ed antivirali. Bene, il 5 gennaio scorso, in seguito alla comunicazione dell’Oms, il Ministero avrebbe dovuto far scattare le misure del piano pandemico riguardanti la “Fase 3 livello 1”, il che vuol dire, in buona sostanza, che avrebbe dovuto verificare le scorte di Dpi ed antivirali stoccate nel deposito dal 2006. Ovviamente ciò non è avvenuto.

La trasmissione d’inchiesta “Report” ha documentato in quali condizioni versano tutt’ora i principi attivi che lo Stato acquistò nel 2005 a grandi dosi per milioni e milioni di euro in quanto utili a confezionare il Tamiflu, un antivirale. Beh, dovete sapere che la Roche – la casa farmaceutica dal quale l’Italia acquistò i principi attivi – li testò e li dichiarò scaduti, quindi inutilizzabili. E pensate che Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms e consigliere del Governo, affermò di fronte ai magistrati di Bergamo che l’Italia disponeva di un piano pandemico valido e di un deposito con antivirali.

Ritornando al piano pandemico, fondamentale è stato l’apporto di Francesco Zambon, medico specializzato in programmazione sanitaria nonché funzionario dell’ufficio di Venezia dell’Oms. Zambon ha coordinato il rapporto sulla gestione italiana della prima ondata da Covid, la pubblicazione è titolata “Una sfida senza precedenti. La prima risposta italiana al Covid-19”. Nel suo rapporto il medico veneziano descriveva la gestione italiana come “caotica, improvvisata e creativa”, insomma, un fiasco. Il suo report fu pubblicato il 13 maggio scorso e fu rimosso neanche 24 ore dopo. Ma per quale motivo?

Per interi mesi Zambon si è domandato cosa avesse spinto l’Oms a censurare la sua pubblicazione, rivolgendo quesiti a praticamente ogni dirigente dell’Organizzazione – compreso il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus – senza mai ricevere risposta. Il medico ha capito solo ora, dopo varie inchieste giornalistiche, per quale motivo i suoi colleghi abbiano censurato il suo report di ben 102 pagine.

Ranieri Guerra riferì che il ministro Speranza era visibilmente irritato dalla pubblicazione, per questo gli garantì che avrebbe istituito un apposito comitato (comporto da Oms, Cts, Iss e Ministero) per apportare alcune modifiche in  quanto, a detta di Guerra, il rapporto di Zambon presentava molteplici inesattezze. La verità, come sembra ammettere in una mail lo stesso Ranieri Guerra, è che l’Organizzazione non poteva permettersi di far indispettire il Governo italiano poiché erano appena stati donati all’Oms da quest’ultimo ben 10 milioni di euro. Guerra apportò la bellezza di 160 modifiche a quello che doveva essere il rapporto “indipendente” di Zambon.

A confermare la tesi dell’ingerenza e della mistificazione è una mail di David Allen, capo delle business operations europee dell’ente: “Il ritardo della pubblicazione dipende dal fatto che il Governo italiano, padrone di casa, deve avere la possibilità di rivederla”. In parole povere, il Governo doveva decidere se autorizzare o meno un report indipendente, è chiaro che siamo di fronte ad un atto di censura ingiustificata. Non è un caso che da quel giorno Zambon sia stato completamente esautorato.

A questo punto Zambon si rivolge, come detto, al direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus facendogli presente che “è stata ostacolata la condivisione di lezione chiave che avrebbe potuto salvare vite umane”. Peraltro, l’opera di Zambon era stata approvata a tutti i livelli dall’Oms, compreso il Chief Scientist. Ma niente da fare: non è partita dall’interno neanche una semplice istruttoria formale per capire cosa sia accaduto veramente e, soprattutto, per quale motivo Zambon sia stato esautorato.

Ai microfoni di Report, il medico veneziano conferma anche la richiesta avanzata da Guerra di “correggere” la datazione del piano pandemico italiano. Il vicario dell’Oms aveva chiesto di aggiornare il tutto al 2016, ma Zambon ed i suoi collaboratori si rifiutano e si limitano a dire che il piano era stato riconfermato in quanto non era cambiato di una virgola dal 2006.

Il Pg di Bergamo, per vederci chiaro, ha chiamato proprio Zambon a testimoniare ma l’Oms, tramite il suo ufficio legale, ha sconsigliato al suo coordinatore di presentarsi in quanto avrebbe “rischiato di creare un pericoloso precedente”. Ma in che senso? E’ presto detto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è coinvolta in diverse richieste di risarcimento, azioni legali ed interrogazioni parlamentari. Per questo, se Zambon dovesse dichiarare qualcosa di compromettente, l’Oms sarebbe portato a processo in praticamente tutti i Paesi del mondo.

In attesa di sapere cosa scaturirà dalle dichiarazioni che Zambon rilascerà ai giudici, non ci resta che lodare il suo coraggio. Ma, prima di concludere, è doveroso riportare le parole di Filippo Curtale, altro medico che Ranieri Guerra chiama “lo scemo”. Bene, lo “scemo” Curtale ha detto: “Se avessimo messo in pratica il piano pandemico del 2006, nonostante non fosse attuale, avremmo limitato gli effetti devastanti del Covid”. Non ci sembrano proprio le parole di uno scemo.

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