Crisi Enel e porto, sindacati e lavoratori pronti a bloccare la città

Grido d'allarme lanciato da Fiom e Filt e dalle imprese che operano nel porto. La prima protesta sarà l'adesione allo sciopero nazionale dei trasporti del 24 luglio

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Una situazione drammatica quella che stanno vivendo i lavoratori di Civitavecchia sia per la vertenza Enel in vista dell’uscita da carbone, sia per la fase di stallo del traffico merci nel porto. Due vertenze drammatiche e che rischiano, se non si troveranno soluzioni adeguate, di far cedere nel baratro dei licenziamenti centinaia di famiglie. E di questo si è parlato a lungo ieri mattina nella sala del Comitato di gestione dell’Autorità portuale nel corso di una conferenza con Compagnia portuale, imprese, cluster marittimo, ma anche sindacati di categoria trasporti e metalmeccanici e rappresentanti delle imprese metalmeccaniche che hanno iniziato a licenziare il personale per la mancanza di manutenzione nell’impianto di Torre Valdaliga Nord.
“ Enel per 70 anni ha fatto business a Civitavecchia, – ha esordito il rappresentante della Filt Cgil Alessandro Borgioni – oggi non può dire esco, arrivederci. E anche l’idea del gas non risolverebbe i problemi occupazionali. Per questo inoltreremo alla spa ed al Governo 3 richieste: realizzazione del bacino di carenaggio; realizzazione della darsena grandi masse visto che Enel faceva parte della società Compagnia Porto di Roma insieme al gruppo Gavio che avrebbe dovuto fare l’opera; apertura di un Polo tecnologico che investa, non sul fotovoltaico, ma su innovazione e ricerca in campi come l’idrogeno e la termodinamica e che preveda nel retro porto attività di insediamento e start up per creare occupazione di qualità”. Ragioni che Filt e Fiom rivendicheranno anche il prossimo 24 luglio aderendo allo sciopero nazionale del comparto dei trasporti e dando vita ad una manifestazione congiunta sotto Molo Vespucci. “Se ai problemi legati ad Enel ci si aggiungono quelli dello scalo – aggiunge Borgioni – si capisce la drammaticità della situazione civitavecchiese. Il porto è fermo e tutte le vertenze aperte non sono state risolte. Il problema è che ai vertici dell’Adsp non si prendono decisioni, ma si rimanda di settimana in settimana. In stand by Port Mobility che aspetta un piano pluriennale che doveva essere pronto da mesi, l’adeguamento tecnico funzionale per risolvere lo scarico dei container dell’ortofrutta non è ancora stata licenziato dal Comitato di gestione, Privilege non può iniziare a lavorare perché manca la documentazione dell’Authority. Se a questo aggiungiamo che anche sui container non si vede luce, ne esce la fotografia di un porto fermo, dove le merci non arrivano e dal quale armatori e imprese si tengono lontani per la mancanza di risposte e e certezze”. Risposte che non sono arrivate neppure ieri visto che nonostante l’Adsp ospitasse la riunione nessuno si è affaciato, a cominciare dal presidente che sarebbe in ferie, alla segretaria o ad un dirigente in rappresentanza dell’ente. Sulla stessa lunghezza d’onda della Filt anche l’esponente della Fiom Giuseppe Casafina che ha ribadito la necessità che non si perda neppure un posto di lavoro a Civitavecchia.
Sul piede di guerra il presidente della Compagnia portuale Enrico Luciani pronto a dare vita insieme ai camalli ed alle imprese dello scalo ad azioni eclatanti se non ci saranno interventi decisi delle istituzioni: dal Comune, alla Regione, fino al Governo. “La misura è colma, abbiamo pazientato, ma qui sono centinaia tra scalo e centrale i lavoratori che rischiano di restare a casa. E questo non possiamo permetterlo. Civitavecchia ha avuto per 80 anni la servitù energetica per il bene del Paese, ora è il momento che venga risarcita. Noi siamo pronti a bloccare non solo porto e centrale, ma tutta la città”.

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