Cronaca del 3 settembre 2020: commozione, rimpianto e speranza fra fasci di luce e video mapping

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Tutti con gli occhi lucidi per la commozione, dopo la visione ieri sera, in piazza San Lorenzo, sulla facciata della cattedrale, delle proiezioni in video-mapping per ricordare il trasporto della macchina di Santa Rosa, grazie al progetto “Le feste sospese – Visioni in assenza”, promosso dalla rete delle grandi macchine a spalla, modulato sul progetto dell’istituto nazionale per il patrimonio immateriale, e “costruito”, con un piano condiviso tra comunità e istituzioni, insieme all’ufficio patrimonio Unesco del Mibact.

Tutti commossi perché, in questo 3 settembre 2020, è mancato ai viterbesi il trasporto della nostra Macchina di Santa Rosa, con le vie gremite di folla, con le transenne, con gli sbandieratori, i Facchini. Non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale.

Nel pomeriggio, lungo il tragitto, i commenti dei nostri concittadini sono stati tutti “d’un sentimento”:” Che tristezza questo 3 settembre!” “Non mi sembra la festa di Santa Rosa così!”. Ci manca tutto e riaffiorano i ricordi: “V’aricordate, ragà, quanno passavano li scopini a pulì il percorso prima de la Machena?” ” Quell’o, che bei tempi!” “E quanno l’Omo Ciuco venneva li fischietti a forma de Pulcinella?”.

Il dialetto viterbese rende meglio la mancanza delle tradizioni locali alle quali, specialmente le persone più anziane, sono molto legate.

“Speriamo di far sognare i viterbesi, il prossimo anno” ha detto il sindaco Giovanni Maria Arena.

Per onorare la festa, ci sono stati, oltre alle funzioni religiose e all’esposizione dell’urna contenente il corpo incorrotto di Santa Rosa, due eventi la sera del 3 settembre, “Capodanno” viterbese: uno, organizzato dal Comune, nel punto di partenza della Macchina, a San Sisto e all’arrivo alla basilica di Santa Rosa, consistente in dei fasci di luce blu diretti verso il cielo, come un simbolico ponte di fede e speranza.

L’altro a piazza San Lorenzo, con delle suggestive proiezioni in video-mapping per ricordare il trasporto della macchina di Santa Rosa, grazie al progetto “Le feste sospese – Visioni in assenza” e delle Macchine a spalla.
Inoltre, ad ogni fermata della Macchina, c’erano istallazioni verticali di fiori e piante, volute dalle associazioni di commercianti Facciamo centro e Centro di gravità.

Quello che conta, quest’anno, è maggiormente l’aspetto intimo, profondo e spirituale della festa, che deve unirci più degli altri anni, in un simbolico abbraccio verso Santa Rosa.

Presenti in piazza San Lorenzo, fra gli altri, il vescovo di Viterbo mons.Lino Fumagalli, il sindaco Giovanni Maria Arena, il senatore della Lega Umberto Fusco, gli assessori comunali Marco de Carolis, Laura Allegrini, Ludovica Salcini, Antonella Sberna, molti consiglieri comunali, il presidente del Sodalizio dei Facchini Massimo Mecarini, l’ideatore della Macchina Raffaele Ascenzi con la sua famiglia, le autorità militari e pochi viterbesi.

L’emozione è tanta, ma un velo di malinconia che non se ne va, fa capire quanto siano importanti le tradizioni locali e il trasporto della Macchina, per onorare Santa Rosa.
Qualcuno per la strada e nelle piazze di San Pellegrino intona l’inno dei Facchini e grida: “Evviva Santa Rosa! Evviva!”
Ma oggi la fiera “nun c’aric’è”.

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