Cronaca di un pomeriggio al drive in

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Viterbo- Belli erano i tempi in cui Drive in era una trasmissione televisiva, ricca di comicità e di soubrette sexy! Oggi il drive in per eseguire tamponi evoca attesa, timore e speranza. Ogni giorno ormai si creano lunghe file al drive in del Riello per effettuare tamponi.

Appena si arriva, si è accolti dal personale, gentile e disponibile, che spiega ciò che si deve fare e indica la postazione da prendere. Poi inizia l’attesa. Due, anche tre ore di pazienza. Nelle auto bimbi piccoli che piangono, ragazzi che tossiscono, persone con la febbre che aspettano di effettuare il tampone per sapere se si è positivi al Covid-19. Le file sono ordinate. Un ragazzo addetto a prendere i nominativi spiega che è così dalla mattina presto alla sera.

I numeri messi a disposizione dalla ASL e dalla Regione Lazio per avere chiarimenti generalmente non rispondono, forse perchè le linee sono intasate. Risponde solo il numero dell’assistenza psicologica, comunque importante e necessaria in questo periodo di pandemia, che ci trova, nella seconda ondata di contagi, ancora impreparati e impossibilitati a far fronte alle necessità.

Se Viterbo non ride, a Roma si piange.
Continuano i problemi ai drive-in della capitale. Alle polemiche per le troppe code e le infinite attese per farsi un tampone e rilevare o meno la positività al Covid-19, la Regione ha risposto attivando nuove postazioni, che però non sono sufficienti a contenere la domanda. Le code continuano a occupare le aree adibite a drive-in e alcuni testimoni dichiarano di essere rimasti in fila tutto il giorno.

Privatamente, a Viterbo, la situazione non è migliore. Le file iniziano da prima delle 6 30. Chi ha febbre non può entrare nella struttura e gli addetti non possono venire a fare il tampone a domicilio se la temperatura è superiore a 37.

Non ci resta che attendere…e sperare.

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