Da giovani a adulti: quando il Covid ostacola quel salto

Tanti "giovani adulti" si trovano in transito dalla vita universitaria a quella lavorativa, non è escluso l’ambito della giurisprudenza, dall’avvocatura alla magistratura

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Per la foto : Istruzione foto creata da Racool_studio - it.freepik.com

Leggendo i giornali e ascoltando i notiziari tv si sente spesso parlare di ragazzi in Dad, di insegnanti in difficoltà, di commercianti e imprenditori, tutte categorie tristemente colpite dalla crisi sanitaria e conseguentemente economica.

Molto più raramente ci si riferisce alla generazione dei “giovani adulti”.

Poche parole si spendendo per coloro che oggi stanno passando dalla vita adolescenziale alla maturità, per coloro che stanno facendo, sono in procinto di, o hanno appena fatto quel passo, quel salto, quello decisivo, e che, come tutti gli altri, hanno dovuto fare i conti con un’inaspettata pandemia globale, trovando un ulteriore ostacolo sulla strada.

Tante categorie di professionisti si trovano in transito dalla vita universitaria, già lunga e tortuosa, a quella lavorativa per mettere in pratica tutta la corposa teoria appresa sui codici e manuali.

Non è escluso l’ambito della giurisprudenza, dall’avvocatura alla magistratura.

Sono tanti i professionisti del settore che, dopo un percorso universitario della durata di cinque anni, due anni impegnati per la pratica forense, due, contemporaneamente, per un eventuale corso di specializzazione e uno, nel migliore dei casi, per sostenere e superare l’esame di Stato, oggi sono finalmente pronti per mettersi in proprio; è giunto per loro il bramato momento di concretizzare il tanto impegno, riscattare gli innumerevoli sacrifici e raccogliere le più che meritate soddisfazioni.

Lungo il cammino si sta imboccando finalmente il tratto in discesa, ed ecco lo stop, il nuovo e inatteso ostacolo.

Perché è così, nel loro minuto calcolo mentale e progetto di realizzazione personale c’era spazio per tutto, per un eventuale insuccesso, un’ipotetica bocciatura, un papabile voto da non accettare, un plausibilissimo ritardo burocratico, ma il Covid no, quello non era stato certamente previsto.

Eppure arriva facendo violenta irruzione, e blocca anche loro, proprio quando erano pronti a partire, proprio sul più bello.

C’è chi però, nonostante tutto, nonostante le difficoltà decide di credere ancora nel coraggio, decide di non arrendersi perché non lo ha mai fatto, decide che quel passo è suo, lo merita, gli spetta di diritto, e con tante paure e la sensazione di spaesamento che in questo periodo non lascia in pace alcun individuo, non esita ad avventurarsi, e decide di aprire uno studio legale tutto suo.

“Ho cercato di essere sempre ottimista, voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Non mancano le complicazioni e i rallentamenti dovuti a questo inedito periodo storico, un esempio tra gli altri riguarda il rinvio delle udienze; io e la mia categoria, io e soprattutto la mia generazione però, vogliamo tenere duro” dichiara Marta La Vella che, Avvocato in giovane età, ha mostrato estrema fermezza e, nel pieno dell’emergenza, non ha rinunciato a realizzare il suo sogno e aprire le porte dello studio legale che porta il suo nome.

“Ero una bambina ma già lo sapevo, io da grande avrei fatto l’avvocato!
Sono sogni di una vita, ci ho messo il sacrificio e il coraggio.
Il paese però, è interamente bloccato e ovviamente non mancano difficoltà di natura burocratica e economica” dichiara l’Avv. Marta La Vella, e continua “abbiamo fatto del nostro meglio per correre veloci, per seguire nei tempi giusti un percorso estremamente lungo; il vero peccato è che oggi stiamo perdendo anni di esperienza lavorativa che nessuno potrà darci indietro”

Un racconto diverso è quello della sua collega Giulia Di Tolla, oggi in balia dei concorsi.

“Appena laureata, quasi o del tutto ignara di cosa mi si prospettasse, ho deciso di intraprendere il lungo, tortuoso, sfiancante ma bellissimo percorso per tentare il concorso in magistratura

Dopo due ulteriori anni di studio presso la scuola di specializzazione e uno presso un corso ad hoc, provo, senza successo, il concorso e, contestualmente, rinuncio a un posto fisso presso una P.A., certa che, di lí a poco, avrei potuto avere ulteriori chances.

Che i concorsi venissero sospesi non è stata poi una novità, che ciò avvenisse quasi sine die sì.

Un povero concorsista a qualunque livello si trova in balia degli eventi. Si naviga letteralmente a vista, senza una programmazione di breve o medio-lungo periodo, senza progetti o programmi da poter seguire o nei quali, semplicemente, sperare.

Ero sicura che prima o poi sarei arrivata a “maledire” il giorno in cui avessi scelto di perseguire l’obiettivo del concorso in magistratura, ma mai avrei pensato che a far sí che ciò accadesse fosse lo sfinimento non dello studio in sé (quello era messo in conto), ma lo sfinimento dato dall’incertezza, dal passare dell’anno (degli?) senza uno scopo concreto, tanto da dover pensare “avessi accettato quel posto ora non avrei di questi problemi.

Dover recriminare a sé stessi di non aver seguito la logica dell’accontentarsi, di aver peccato di superbia e di superficialità. Questo no, non l’avrei pensato.

Ogni giorno mi sveglio con questi pensieri e ogni giorno mi consolo sapendo che tutto ciò che ha origine naturale è destinato a morire e così sarà anche per il virus, ma se morisse dopo di noi?

Voglio crederci però, torneranno tempi migliori”

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