Da un mese rientrato da un volo con positivi ancora in attesa del tampone

La paradossale Odissea di David Catalani, di Soriano, chiuso in casa in attesa di un tampone che ne attesti lo stato di salute

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“Più tutelato su una nave da crociera in quarantena piuttosto che nel mio Paese.”

Le amare parole sono quelle di David Catalani di Soriano, trentacinque anni, media manager di Costa Crociere, rientrato il 31 marzo da Miami dopo 5 mesi su Costa Magica, di cui l’ultimo passato quasi interamente in quarantena ed isolamento.

“A differenza di quanto riportato da alcuni giornali – racconta David – la compagnia ci ha trattato nei migliori dei modi possibili, nonostante la situazione non avesse precedenti.

La condizione, quasi paradossale, è che mi sono sentito più tutelato e “sotto controllo” a bordo, a largo di una nazione estera, piuttosto che nel mio paese.

Questa è la dolorosa conclusione elaborata dal ragazzo una volta rientrato a Soriano.

“La mia considerazione nasce dal fatto che sulla nave si effettuavano  controlli giornalieri e ci si assicurava che tutti rispettassero le misure anti-contagio.

Una volta a casa invece, ho riportato la mia situazione alla ASL di Viterbo e mi è stato consigliato, semplicemente, di controllare la temperatura.

Io, in realtà, provenivo da un volo sul quale viaggiavano persone  risultate positive e nessuno mi ha chiesto se avevo gli spazi giusti per poter stare a distanza adeguata dai miei famigliari.

Dopo diverse insistenze mi è stato effettuato il tampone su mia esplicita richiesta l’11 aprile, cioè ben 12 giorni dopo il mio arrivo.

Il mio cognome però è stato trascritto male e  per altri 6 giorni non ho saputo nulla.

Nel frattempo però il mio isolamento si prolungava.

A questo punto ho iniziato a telefonare tutti i giorni per avere notizie e, alla fine, mi è stato comunicato l’errore, la signorina ha detto che si scusava, ma il tampone non risultava valido, perché evidentemente la procedura in laboratorio non era stata eseguita in maniera corretta.

Alla mia richiesta di poter avere il referto, sono spariti di nuovo, nonostante ogni giorno inviassi delle mail al nucleo operativo Covid.

Esasperato da questo silenzio, lunedì scorso ho scritto in chat al profilo Facebook della Asl, dicendo che ero alquanto alterato per la situazione paradossale che si era creata e la risposta è stata che in realtà l’esito del mio tampone è inconclusivo e che quindi dovrà essere ripetuto il test a distanza di almeno 10 giorni.

Ho insistito perché mi venisse inviato via mail per dare la documentazione alla mia compagnia e mi è stato mandato protetto da password, ma mi hanno dato la password sbagliata.

Stamattina mi è stato inviato un altro file con la password giusta e finalmente ho ottenuto il primo risultato ufficiale, ma inconclusivo, del tampone a distanza di 22 giorni dal mio rimpatrio. 

Nei prossimi giorni dovranno quindi tornare per effettuarmi un nuovo tampone e dovrò aspettare ancora diversi giorni per l’esito.

Attualmente sono al ventiduesimo giorno di isolamento a casa, in più ne avevo fatti già 16 a bordo. È più di un mese che sono in quarantena  senza sapere se sono positivo ed ovviamente continuo a rispettare le indicazioni date per non rischiare di compromettere la salute altrui, ma di certo la situazione non è facile, specie per una persona tornata a casa dopo 5 mesi di contratto all’estero, che non può nemmeno riabbracciare i propri cari.

Il sospetto è che il mio tampone sia stato buttato, perché il nome era stato trascritto male e quindi non sia stato eseguito subito l’ esame in laboratorio, poi una volta accertato l’errore, per precauzione è stata fornita questa versione dell’esito inconclusivo e quindi la necessità di ripetere il test.

Questi i fatti, ora un paio di mie considerazioni – prosegue David – la mia situazione, visto che giungevo da un volo internazionale dove viaggiavano persone poi risultate positive, avrebbe dovuto avere massima priorità, invece sono già trascorsi 22 giorni dal mio rimpatrio e non ho ancora i risultati.

Ho ricevuto istruzioni di effettuare l’isolamento preventivo di 14 giorni presso la mia abitazione, terminato il quale, non avendo fortunatamente avuto sintomi, sarei potuto tornare in regime di normale quarantena, come chiunque altro e quindi sarei potuto uscire con certificazione a fare la spesa.

E’ solo grazie al buon senso che resto volontariamente in isolamento fino al risultato del tampone, ma quanti credete che lo abbiano fatto?

Sono profondamente riconoscente a tutti coloro che stanno facendo turni massacranti presso gli ospedali e le unità di crisi, ma non per questo bisogna tacere sul fatto che, come precedentemente alla pandemia, ci sia un alto grado di incompetenza, superficialità e disorganizzazione in questo settore.

Accanto agli eroi che salvano vite, c’è anche un numero abbondante di persone che avrebbero dovuto fare un altro lavoro, a partire da coloro che hanno “gestito” il mio caso.

Per concludere ribadisco lo sfogo iniziale – chiosa David – meglio al largo su una nave straniera che “abbandonato” nel proprio Paese.

 

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