Dalla Cina con “orrore”: è cominciato ieri, di nuovo, il Festival di Yulin

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Una tradizione ignobile. Uno sterminio di cani e anche gatti in Cina: il Festival di Yulin, che ogni anno, dal 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, porta alla tortura e all’uccisione violenta e crudele di migliaia di animali.

Gabbie minuscole e reti strapiene di cagnolini doloranti, tavoli da macelleria insanguinati, animali cucinati vivi, come raccontano foto e video così cruenti da essere intollerabili.

Nei dieci giorni del Festival della carne di Yulin, circa diecimila cani e gatti vengono presi per essere cucinati e serviti sulle tavole dei ristoranti cinesi.

Una manifestazione che va avanti dal 2009 e che viene puntualmente smentita dalle autorità e sminuita come un “fenomeno locale non autorizzato”. Ma non è certamente così, come dimostrano alcune immagini e delle testimonianze.

Dieci giorni di tortura e di uccisioni cruente.

Secondo un’assurda e infondata tradizione, infatti, si dice che la carne di cani e gatti sia resa più tenera dalla violenza alla quale sono sottoposti prima di morire.

Da diversi anni gli animalisti di tutto il mondo chiedono con forza che questo inferno finisca.

Purtroppo, anche in questo finora nefasto 2020, ha preso il via di nuovo questa terribile manifestazione. I demoni cinesi sono entrati in azione, incuranti degli occhi spaventati degli animali che osservano i loro simili tramortiti con bastonate sulla testa e bruciati o bolliti ancora vivi.

L’edizione 2020 di questo Festival arriva da quella Cina da dove il Covid ha avuto inizio, da un mercato umido, dove, proprio come a Yulin, non viene rispettata alcuna norma igienica, fra batteri e virus.

Sulla carta il governo sembra aver posto dei paletti, ma la realtà è purtroppo ben diversa.

Mentre accarezziamo e coccoliamo i nostri cani e gatti, sarebbe ora di mobilitarci tutti contro questa ignobile tradizione.

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