Dalla Compagnia portuale sos alla Regione: “Si va verso una crisi senza ritorno!”

Il presidente dei portuali Luciani ha incontrato l'assessore allo Sviluppo Manzella. Tra le richieste il completamento della Civitavecchia-Orte almeno fin dopo Monteromano

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La crisi che stanno vivendo portuali e metalmeccanici è stato portata ieri all’attenzione della regione Lazio dal presidente e dal consiglio di amministrazione della Compagnia portuale. In attesa dell’incontro fissato per venerdì dagli assessori a Trasporti e Lavoro, Mauro Alessandri e Claudio Di Bernardino con i sindacati ieri Enrico Luciani ed i dirigenti dalla Cpc hanno incontrato l’assessore allo Sviluppo Gian Paolo Manzella per illustrare la situazione di grave crisi in cui versa il territorio e indicare possibili soluzioni. “Siamo ad un punto di non ritorno – ha detto Luciani – e la Regione può fare molto, sia per gli aspetti di sua diretta competenza, sia insieme al Comune, come tramite e pungolo verso il Governo. Abbiamo chiesto da un lato completare le infrastrutture necessarie allo scalo; dall’altro mettere in condizione Enel di investire i 300 milioni della vecchia convenzione per realizzare darsena grandi masse e bacino di carenaggio per dare lavoro ai metalmeccanici dell’indotto. Sul completamento della Civitavecchia-Orte fermo per il ricorso arrivato alla Corte Europea – ha aggiunto Luciani – si può fare molto, tanto più che oggi Civitavecchia e Tarquinia sono sulla stessa lunghezza d’onda. Abbiamo chiesto all’assessore di far proseguire comunque i lavori ad Anas con gli oltre 400 milioni di finanziamento, almeno fino a dopo Monteromano, visto che quel tratto è comune a tutti i tracciati. E poi va ripristinata anche la tratta ferroviaria della Civitavecchia-Capranica-Orte”. L’incontro di ieri è stato anche l’occasione per presentare una sorta di studio di fattibilità fatto proprio dalla Cpc per chiedere l’inserimento di Civitavecchia non più nella Zona logistica speciale, ma nella più vantaggiosa Zes, zona economica speciale, dal momento che in questa seconda categoria rientrano i siti industriali in transizione, come è appunta Civitavecchia nella fase di dismissione del carbone.

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