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Dall’altare al tribunale: a chi vanno gli animali domestici dopo la separazione?

Ci scrive Alessandro: “Io e mia moglie stiamo per separarci. Che fine farà il nostro cane?”

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Attualmente non ci sono leggi specifiche  sull’ affidamento degli animali domestici dopo la separazione.

Tuttavia, la giurisprudenza di merito si è espressa in molti casi, a volte mutuando termini dall’affidamento dei figli minori e statuendo il  c.d.” affidamento condiviso dell’animale” ad entrambi i coniugi o disponendo la collocazione dell’animale a settimane alterne presso entrambi i coniugi, con suddivisione delle spese di mantenimento.  In verità, a stare ai concetti giuridici sull’affidamento dei minori, si tratterebbe del c.d. “ affido alternato”.  Così ha decretato ad esempio il Tribunale di Sciacca il 19.02.2019.

E’ una linea giurisprudenziale, questa,  abbastanza nuova,  che trova fondamento  nella  ormai  radicata e matura  coscienza animalista della nostra società.  Difficile trovare, infatti, riferimenti giurisprudenziali sulla collocazione degli animali domestici in separazione, in tempi più risalenti, già una decina di anni fa, per intenderci.

E, difatti, molti tribunali non decidevano sulla questione, rinviando  ai coniugi di trovare una soluzione condivisa in ambito privato, al di fuori delle aule giudiziali.

Sempre più spesso, invece, aggiungo giustamente, in attualità, il giudice –convalida- gli accordi di separazione che riguardano le regole del futuro accudimento dell’animale domestico.

Più difficile,  se non improbabile, che il giudice statuisca  su tali argomenti  in una separazione giudiziale, essendo conforme l’orientamento   che le questioni relative all’affidamento dei cani, dei gatti e di qualsiasi altro animale di affezione, vengano lasciate al di fuori dell’accordo di separazione tra i coniugi e formino oggetto di un’altra apposita scrittura, che assumerebbe le caratteristiche di un contratto.

Riassumendo: In caso di separazione consensuale, il giudice è propenso ad omologare anche gli accordi dei coniugi sugli animali domestici.  Diversamente,  quando la separazione sia  giudiziale, il giudice non si occupa del futuro accudimento degli animali. Cito a tal proposito una decisione  del Tribunale di Milano, ordinanza  del 2 .03.2011, con la quale si è sostenuto  che in caso di separazione non condivisa, vale a dire “giudiziale”, il tribunale non si deve occupare dell’assegnazione degli animali domestici, neanche se gli viene chiesto espressamente dalle parti con il ricorso.

Giacciono in Parlamento alcune proposte di legge sulla collocazione degli animali domestici dopo la separazione coniugale. Forse, sarebbe il caso, che si riprendesse a ridiscuterne anche per cambiare i lessici di riferimento e differenziarli,   opportunamente, da quelli relativi agli affidamenti dei figli minori; Utilizzando un lessico cioè   – più appropriato e confacente –  quando si ragioni del  futuro di un animale domestico all’indomani  della separazione dei coniugi.

Nel frattempo ai coniugi che abbiano un animale di affezione  e che siano in procinto di separarsi consiglio un atto concordato di separazione che consideri anche la collocazione dell’animale e la suddivisione delle spese per il suo allevamento. Il giudice non potrà che omologare anche queste!

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