Ieri la consegna degli attestati al personale della Asl di Viterbo da parte dell'assessore regionale per ringraziarlo del lavoro svolto in questi mesi

D’Amato in visita a Viterbo: “Di fronte a questa pandemia il vaccino è un’arma straordinaria”

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La direttrice generale della Asl Daniela Donetti e l'assessore alla Sanità del Lazio Alessio D'Amato

Mentre la campagna di vaccinazione prosegue la sua corsa contro il tempo da Nord a Sud Italia, è più che mai doveroso ringraziare tutto il personale – medico e non – che dal 27 dicembre scorso, giorno di inizio delle somministrazioni all’Istituto Spallanzani di Roma, è in prima linea per garantire alla popolazione di proteggersi dal Covid e tornare quanto prima alla normalità che tanto ci è mancata negli ultimi due anni.

Proprio per questo ieri pomeriggio l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato si è recato in visita alla Cittadella della Salute di Viterbo, per consegnare gli attestati di benemerenza a una delegazione in rappresentanza degli operatori della Asl locale.

“Oggi (ieri, ndr) abbiamo superato le 6 milioni 300 mila somministrazioni, – ha dichiarato D’Amato in apertura del suo intervento – e la Tuscia è una delle zone a più alta copertura a livello regionale”. Quanto agli ultimi dati, attualmente nel Lazio il 72% degli adulti ha ricevuto la prima dose e il 59% ha completato l’intero ciclo vaccinale.

A questo punto sono due gli obiettivi prefissati. Il primo, è raggiungere il 70% della popolazione over 12 ad aver completato il ciclo entro l’8 agosto. Una meta ambiziosa, “ma alla nostra portata”, come ha spiegato l’assessore. L’altro mira a toccare quota 80% nel mese di settembre, per poi aumentare sempre di più per giungere finalmente all’immunità di gregge.

“Di fronte a questa pandemia il vaccino è un’arma straordinaria, – ha commentato – così come le cure che stiamo portando avanti. Il Lazio è anche la prima regione italiana per utilizzo degli anticorpi monoclonali, ma il vaccino rimane la strada maestra”.

Sull’aumento dei casi registrato negli ultimi giorni a livello regionale e nazionale, D’Amato ha chiarito che si tratta di “casi che sono essenzialmente, per oltre 90%, legati a una fascia giovanile che o ancora non si è vaccinata o non ha completato il percorso. E’ importante raggiungere questo obiettivo assieme, anche in vista dell’autunno e della riapertura delle attività scolastiche e di quelle al chiuso”. La crescita dei contagi – comunque – in questa fase non trova riscontro in un aumento delle ospedalizzazioni, che nel Lazio restano ben al di sotto della soglia di allarme “di 10-12 volte”, come precisato dall’assessore.

L’unica criticità riscontrata a questo punto è quella legata alla fascia di età dei 50-60enni, ancora piuttosto scettici sulla vaccinazione. “Ne abbiamo ancora decine di migliaia e a ottobre questa sarà la loro pandemia, dobbiamo essere chiari su questo. Quella fascia, se non si vaccinerà, sarà quella maggiormente esposta e negli ospedali e terapie intensive troveremo queste persone in prevalenza”, ha aggiunto.

Poi il pensiero rivolto al personale del sistema sanitario regionale, che da ormai “536 giorni non conosce soste” e continua a lavorare duramente: sono medici, infermieri, vaccinatori, farmacisti, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e operatori della protezione civile. Gli stessi a cui l’assessore al termine dell’incontro ha consegnato l’attestato a prova della riconoscenza della Regione per il lavoro svolto e che ancora dovrà essere continuato nei mesi a venire.

“Sono orgoglioso e fiero del lavoro che gli operatori del sistema sanitario regionale hanno portato avanti e stanno portando avanti – ha concluso D’Amato – perché ha consentito a tutta Italia di vederci come modello e questo deve rendervi orgogliosi, come lo rende me come assessore, e consapevoli di svolgere un servizio importante per la cittadinanza, un servizio che ha contribuito a salvare tante vite nella nostra regione che ha avuto un tasso di letalità anche di 2, 3, 4 volte inferiore rispetto alle altre. Dietro quel numero ci sono famiglie, affetti, che abbiamo preservato”.

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