Danno erariale alla Asl: tra vicende penali ed inefficienze l’intervista choc al dott. Storcè

Fatture inevase e mai recuperate dagli uffici preposti. Un caso che potrebbe allargarsi a macchia d'olio coinvolgendo altri medici.

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Un danno erariale evitabilissimo per oltre diecimila euro. A tanto ammontano, complessivamente, la somma delle fatture inevase e mai recuperate dalla Asl ai clienti del dr. Storcè, e quella delle spese legali e dagli interessi a carico relativamente ad una vicenda che ha dell’incredibile.

È lui stesso, attualmente in pensione, ma fino a due anni fa uno dei massimi esponenti della medicina legale viterbese, a raccontare la complicata situazione che lo vede protagonista e che, come lascia intendere, potrebbe coinvolgere tanti altri medici suoi colleghi che finora non hanno denunciato l’accaduto, per vari motivi.

In questo caso l’ammontare del danno sulla sanità pubblica sarebbe enorme, determinando non poche conseguenze di carattere economico e legale.

“Era il 2015 quando mi accorsi che gran parte della libera professione svolta in intra-moenia non mi fosse stata liquidata  dall’ufficio preposto in Asl. Dopo un primo, invano, tentativo di soluzione bonaria con richiesta di colloqui e cospicuo numero di lettere, tutte miseramente cadute nel vuoto, ho deciso di rivolgermi, contemporaneamente, alla GdF, alla Procura della Repubblica fino, addirittura, alla Procura Regionale della Corte dei Conti. Clamorosamente, tutti questi organi preposti, pur avendo corredato i numerosi esposti da puntuale documentazione, non hanno dato seguito alle denunce, pur trovandosi di fronte ad un reato grave come il danno erariale.

Attraverso la modalitá intra-moenia, infatti, una quota pari a circa il 22% dei  proventi dell’attivitá medica deve essere trattenuta dalla Asl. In questo caso quindi, a seguito di incassi mai richiesti, l’azienda ha penalizzato non solo il lavoratore ma anche se stessa. Paradossalmente, per tutta risposta, nel novembre 2016,  ricevo, addirittura una contestazione d’addebito da parte della Asl a fronte dei moltissimi interventi a favore di privati fatturati ma mai saldati.

Nello specifico, la tesi è che avrei dovuto farmi pagare in anticipo, principio che, nell’ambito della medicina legale è assolutamente inattuabile. Il procedimento disciplinare viene dunque ovviamente archiviato, ma di lì a poco decido comunque di andarmene. Il  01.04.2017 cesso l’attività intramoenia e  tutti i rapporti ancora in corso con i pazienti vengono saldati.

Qui succede un nuovo fatto incredibile, poiché la ASL incassa i saldi degli ultimi interventi versati ad essa, ma non mi liquida le mie competenze, facendo anche scattare una denuncia.

Nonostante ricerche, interrogatori, accertamenti, la Procura, pur chiedendo una proroga di indagini (e pensare che il mio esposto era stato aperto e chiuso in una settimana, proprio a ridosso della scadenza dei 6 mesi iniziali) non rinviene elementi di responsabilità.  Risultato: procedimento disciplinare annullato, quello penale archiviato.

Ciononostante però, la  Asl si ostina a non liquidare la quota percentuale che mi spetta e quindi mi vedo costretto ad adire il Giudice del Lavoro.

La Asl/VT si costituisce in giudizio tramite un avvocato ternano consulente dell’Ente e mi denuncia di nuovo, questa volta per truffa. Il consulente legale umbro sembra dimenticare l’andante latino’ne bis in idem’, e l’epilogo è scontato: richiesta di archiviazione, ma, soprattutto condanna da parte del Giudice del Lavoro che ‘asfalta’ la Asl dichiarandola soccombente in pieno con sentenza del 09.05.2019.

Ad oggi, tuttavia, non sono ancora stato saldato, nonostante la Asl si sia dovuta inchinare per ben quattro volte: due in penale, una in civile ed una in ambito disciplinare.

E chissà quanti colleghi si trovano nelle mie stesse condizioni.

Se uscissero allo scoperto sarebbe un danno incalcolabile per la sanità pubblica viterbese.

 

 

 

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