La Recensione

Dea Fortuna, lo straordinario ultimo film di Ozpetek è un “ritorno al passato”

540

“La dea Fortuna è un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, prendi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te.”

Questo recita uno dei trailer, estrapolato dal film, spiegandone il titolo e anticipando l’afflato romantico che pervade l’intera vicenda. Ferzan Ozpetek torna dietro la macchina da presa due anni dopo il suggestivo ma per molti versi discutibile “Napoli Velata” e lo fa recuperando la dolcezza amara, la tenerezza e l’incanto delle sue pellicole migliori, “Le fate ignoranti” in testa.

Il film racconta di Alessandro (un convincente Edoardo Leo) ed Arturo (uno Stefano Accorsi sempre bravo ma non all’altezza delle sue interpretazioni migliori), una coppia consolidata il cui rapporto si va però sempre più logorando, scadendo in una tediosa routine alla quale ognuno dei due cerca di sfuggire ricorrendo al facile escamotage di avventure occasionali. Che il primo sia un idraulico il cui fascino ruvido seduce indifferentemente uomini e donne ed il secondo un intellettuale che le circostanze della vita hanno portato ad esprimersi unicamente attraverso l’attività di traduttore conta davvero poco ai fini dei significati più pregnanti della storia poiché, come ha giustamente affermato la scrittrice Barbara Alberti (nell’occasione prestata alla recitazione) nel corso di una conferenza stampa: “Qui non si tratta di essere gay o non gay ma di essere felici o di non esserlo”.

Sennonché, nello stantio trantran di questa coppia, che come tante altre coppie di qualsiasi sesso ha perso la passione e si sta consegnando definitivamente all’infelicità, irrompe l’evento che non ti aspetti: l’ex compagna di Alessandro, Annamaria (una straordinaria Jasmine Trinca), sceglie di affidare alla coppia di amici i suoi due figli, nati da padri diversi dei quali ha volontariamente perso le tracce, per il periodo necessario a sottoporsi ad una serie di esami diagnostici che una perdurante forma di emicrania ha reso indispensabili. La circostanza, imprevista e imprevedibile, fa saltare tutti gli equilibri e costringe giocoforza i due protagonisti a mettersi in discussione e soprattutto, ponendoli davanti ad uno di quei bivi della vita nei quali, per dirla con Hemingway, non c’è segnaletica, a rimettere in discussione le ragioni, o meglio le fondamenta, del loro rapporto per capire se valga ancora la pena di ricorrere al trucco magico che consente di scendere fino al cuore della persona amata e trattenerla per sempre con se. Non priveremo lo spettatore delle emozioni che il dipanarsi della trama potrà riservare loro. Possiamo però anticipare che i personaggi che le suscitano sono tratteggiati da Ozpetek con una ritrovata ispirazione che consente, nel contempo, di approfondire, talvolta con leggerezza, talvolta attingendo ai toni del melodramma, mai, comunque, in maniera banale, temi quali lo scorrere del tempo, la genitorialità, l’inconsistenza delle istituzioni a fronte della solidità dei sentimenti più profondi.

Sebbene non tutto di “La dea fortuna” ci abbia convinto (di certi aspetti caricaturali di alcuni personaggi e di certi richiami “Almodovariani” ne avremmo fatto volentieri a meno) ci sentiamo senz’altro di consigliare questo “ritorno al passato” di Ferzan Ozpetek che attingendo alla sua ispirazione più sincera ci consegna un film pieno di calore e di umanità spesso anche lui capace, così come il trucco magico della Dea Fortuna, di scendere fino al cuore.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui