Delitto di ferragosto, la vittima fu colpita da trenta – quaranta colpi

Continua il processo in cui si cerca di ricostruire come andarono i fatti del 14 agosto 2016, quando nelle campagne tra Tuscania e Marta, fu trovato dal figlio il corpo dell' agricoltore Angelo Gianlorenzo, in mezzo a un lago di sangue

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“Se mi avessero trovato la maglia rossa mi avrebbero messo in galera”. Sono le parole che sarebbero state pronunciate in un soliloquio dal presunto killer del delitto di Ferragosto 2016, Aldo Sassara. Le ha riferite in aula 4 del tribunale un carabiniere che ha testimoniato ieri mattina, in merito al processo per l’omicidio Gianlorenzo. Processo in cui si cerca di ricostruire come andarono i fatti del 14 agosto 2016, quando nelle campagne tra Tuscania e Marta, in località San Savino, fu trovato dal figlio il corpo esanime dell’anziano agricoltore Angelo Gianlorenzo, in mezzo a un lago di sangue. Unico indagato per l’omicidio è il cognato Aldo Sassara.

Ieri mattina, davanti alla corte d’assise (presidente il giudice Maria Rosaria Covelli, accanto a lei la collega Silvia Mattei), hanno parlato due carabinieri che si sono occupati delle indagini. Per la precisione, i due militari si sono occupati delle intercettazioni, sia ambientali che telefoniche. In queste intercettazioni l’imputato era solito parlare da solo e commentare la vicenda. Dalle testimonianze dei carabinieri si apprende che l’imputato parlava di “trenta-quaranta colpi” inferti presumibilmente nei confronti del defunto. I testimoni raccontano – e hanno anche scritto nel verbale delle intercettazioni preso agli atti dalla corte – che nei soliloqui Sassara era solito prendersela con tutti: con il magistrato che porta avanti le indagini, con il metodo dei carabinieri. “Disse pure ‘intanto non lo troverete mai’ – racconta un carabiniere – rivolgendosi a noi, mentre stavamo cercando delle prove”.

Dopo le testimonianze dei due militari, la presidente Covelli ha deciso di dare l’incarico di tradurre le frasi in dialetto martano stretto dell’imputato a chi conosce bene il vernacolo del posto. Per questo, oltre alle udienze già fissate in calendario, ce ne sarà un’altra il 30 settembre prossimo, quando sarà dato l’incarico sulla traduzione dal dialetto di Marta, il paese dell’imputato.

Il pubblico ministero del procedimento è Massimiliano Siddi. Gli avvocati sono Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli per la difesa di Sassara; i legali di parte civile sono Corrado Cocchi, Giovanni Bartoletti e Luca Bergamini, che a vario titolo assistono la moglie della vittima e i figli.

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