Demolito, dopo il secondo rogo, il Lazio Club a New York del ronciglionese Bartocci

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Fonte: Adnkronos

Un lungo sfogo all’Adnkronos, quello di Giovanni Bartocci, imprenditore di origini ronciglionesi da lungo tempo “emigrato” in America per inseguire i suoi sogni.

Da tredici anni titolare del ristorante Via della Pace (il nome di una via del suo paese) e del Lazio Club di New York al suo interno, nell’ultimo anno ha dovuto subire la tragica esperienza di due incendi che hanno completamente distrutto il locale.

Ecco il suo toccante racconto:

“Il primo incendio divampato il 10 febbraio scorso, con le fiamme che avevano distrutto tutto il locale, il ristorante ‘Via della Pace’ a New York, sulla Settima Strada. Quando il peggio sembrava ormai alle spalle, i lavori di ristrutturazione partiti e la speranza tornata, un nuovo incendio. La scorsa notte.

E tutti i sogni di Giovanni Bartocci, imprenditore romano emigrato negli Usa per inseguire il suo sogno, si sono infranti per sempre. Il palazzo del suo ristorante, dove all’interno aveva creato anche il Lazio Club New York, sarà demolito domani. (ieri n.d.r)

“Non sto bene, non riesco nemmeno a parlare. Non me lo spiego, chi può avermi fatto questo? Una volta può essere sfortuna, ma due no. Non ci credo. Sono sempre andato d’accordo con tutti, mai avuto problemi. Il racket non c’entra, nemmeno la criminalità, tantomeno i romanisti che qui a New York hanno il loro club e con cui vado d’accordo.

Sono distrutto, non posso far altro che piangere”, lo sfogo all’Adnkronos di Bartocci, classe 1979, che 17 anni fa si è trasferito negli Usa e da 13 aveva dato vita alla sua attività, prendendo in mano il ristorante che aveva fondato lo zio.

“O mi ha detto sfortuna nuovamente – spiega – oppure no, c’è qualcuno che magari si è fatto due conti. Forse costava meno la demolizione che la ristrutturazione del palazzo. Non so che dire”.

Il ristorante Via della Pace, con il Lazio Club New York annesso, era la sua vita. “Un pezzo di casa che nessuno potrà restituirmi – racconta – un ponte che mi riportava a casa ogni volta, a Roma, che mi faceva sentire meno la mancanza degli affetti.

Momenti di gioia che mai nessuno mi potrà ridare. Vedevamo lì le partite della Lazio ogni domenica. Ogni giorno la gente aumentava e così, parallelamente al ristorante abbiamo deciso di creare il club. In poco tempo è diventato il punto di riferimento non solo dei laziali di New York, ma anche degli appassionati di calcio in generale.

Tante volte abbiamo festeggiato lì il Natale, abbiamo fatto tanta beneficenza lì dentro, raccolto soldi per chi era in difficoltà- dice ancora Bartocci – E ora non c’è più nulla, niente, uno scheletro che sta per essere abbattuto per sempre. Senza un perché.

Dopo il primo incendio a febbraio è stata dura ripartire, con il covid i lavori sono rallentati. A novembre finalmente erano ripresi, stavamo, insieme al mio socio juventino Marco Ventura, programmando la riapertura. Poi quella chiamata, nel cuore della notte: ‘Ha ripreso fuoco il ristorante’. In quel preciso momento mi è caduto il mondo addosso definitivamente”.

“Cosa chiedo ora? Nulla – dice ancora l’imprenditore romano – Anzi, dopo le fiamme di febbraio in tanti ci hanno aiutato. Amici, tifosi, giocatori. Tutti i soldi raccolti li darò per chi è in difficoltà, soprattuto sotto il Natale. Già abbiamo aiutato le mamme senzatetto che vivono sotto al ponte di Brooklyn. Non voglio denaro, ma una cosa la pretendo: il rispetto. E che gli amici italiani ci difendano, che difendano il nostro dolore. Sto leggendo sui social commenti orribili, prese in giro, anche insulti. Non auguro a nessuno quello che è accaduto a noi, è bello fare gli spiritosi da casa. Non abbiamo più nulla e non sappiamo da dove ripartire. Avevamo lavorato tanto per costruire un sogno. Il nostro sogno, a dimostrazione che lo slogan all’estero che gli italiani siano solo mafia e mandolino è quanto di più falso ci possa essere, ci è stato spezzato”, conclude Bartocci.

“Non sto bene, non riesco nemmeno a parlare. Non me lo spiego, chi può avermi fatto questo? Una volta può essere sfortuna, ma due no. Non ci credo. Sono sempre andato d’accordo con tutti, mai avuto problemi. Il racket non c’entra, nemmeno la criminalità, tantomeno i romanisti che qui a New York hanno il loro club e con cui vado d’accordo. Sono distrutto, non posso far altro che piangere”, lo sfogo all’Adnkronos di Bartocci, classe 1979, che 17 anni fa si è trasferito negli Usa e da 13 aveva dato vita alla sua attività, prendendo in mano il ristorante che aveva fondato lo zio. “O mi ha detto sfortuna nuovamente – spiega – oppure no, c’è qualcuno che magari si è fatto due conti. Forse costava meno la demolizione che la ristrutturazione del palazzo. Non so che dire”.

Il ristorante Via della Pace, con il Lazio Club New York annesso, era la sua vita. “Un pezzo di casa che nessuno potrà restituirmi – racconta – un ponte che mi riportava a casa ogni volta, a Roma, che mi faceva sentire meno la mancanza degli affetti. Momenti di gioia che mai nessuno mi potrà ridare. Vedevamo lì le partite della Lazio ogni domenica.

Ogni giorno la gente aumentava e così, parallelamente al ristorante abbiamo deciso di creare il club. In poco tempo è diventato il punto di riferimento non solo dei laziali di New York, ma anche degli appassionati di calcio in generale. Tante volte abbiamo festeggiato lì il Natale, abbiamo fatto tanta beneficenza lì dentro, raccolto soldi per chi era in difficoltà- dice ancora Bartocci –

E ora non c’è più nulla, niente, uno scheletro che sta per essere abbattuto per sempre. Senza un perché. Dopo il primo incendio a febbraio è stata dura ripartire, con il covid i lavori sono rallentati.

A novembre finalmente erano ripresi, stavamo, insieme al mio socio juventino Marco Ventura, programmando la riapertura. Poi quella chiamata, nel cuore della notte: ‘Ha ripreso fuoco il ristorante’. In quel preciso momento mi è caduto il mondo addosso definitivamente”.

“Cosa chiedo ora? Nulla – dice ancora l’imprenditore romano – Anzi, dopo le fiamme di febbraio in tanti ci hanno aiutato. Amici, tifosi, giocatori. Tutti i soldi raccolti li darò per chi è in difficoltà, soprattutto sotto il Natale.

Già abbiamo aiutato le mamme senzatetto che vivono sotto al ponte di Brooklyn. Non voglio denaro, ma una cosa la pretendo: il rispetto. E che gli amici italiani ci difendano, che difendano il nostro dolore. Sto leggendo sui social commenti orribili, prese in giro, anche insulti. Non auguro a nessuno quello che è accaduto a noi, è bello fare gli spiritosi da casa.

Non abbiamo più nulla e non sappiamo da dove ripartire. Avevamo lavorato tanto per costruire un sogno. Il nostro sogno, a dimostrazione che lo slogan all’estero che gli italiani siano solo mafia e mandolino è quanto di più falso ci possa essere, ci è stato spezzato”, conclude Bartocci.

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