Cresce il rischio per la provincia di Viterbo, in virtù della graduatoria stilata dalla Sogin tra le 22 aree ritenute potenzialmente idonee

Deposito rifiuti radioattivi, nella Tuscia 6 siti classificati ‘buoni’ e ‘molto buoni’

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Ieri è scaduto il termine dei 30 giorni per la presentazione di ulteriori osservazioni sulle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale per lo stoccaggio di scorie nucleari.

Dopo la pubblicazione, lo scorso 15 dicembre, da parte della Sogin degli atti relativi ai vari seminari tenuti nelle regioni in cui insistono i potenziali siti c’era un altro mese di tempo per poter presentare ulteriori osservazioni, a integrazione di quelle espresse nella prima fase di consultazione pubblica.

Un’occasione colta al volo da Italia Nostra, Forum ambientalista, Comitato per il Diritto alla mobilità di Tarquinia, 100% Farnesiana, Comitato per la Difesa della Valle del Mignone, Assotuscania e dal Biodistretto del lago di Bolsena per ribadire gli aspetti sottovalutati dalla Sogin nell’individuazione della Cnapi, carta aree potenzialmente idonee.

Nel Lazio sono 22 i siti – tutti concentrati nella Tuscia – sui 67 totali del territorio italiano.

In particolare 4 siti della provincia di Viterbo – tra Canino, Montalto, Corchiano e Vignanello – sono stati classificati come ‘molto buoni’, due come ‘buoni’ tra Canino, Montalto, Tarquinia e Tuscania.

Secondo le associazioni “le criticità osservate e inviate sulla Relazione tecnica dell’area VT-25 (Tarquinia, Tuscania) elaborata dalla società Sogin spa non sono state adeguatamente valutate, non hanno contribuito a chiarire le criticità in occasione del seminario nazionale conclusosi il 15 dicembre 2021.

Le osservazioni sono state, semplicemente pubblicate sul sito web www.seminarionazionale.it senza la dovuta attenzione, contribuendo soltanto a comporre il collage di tutti i contributi ricevuti dai vari territori corrispondenti alle aree di interesse delle 67 aree potenzialmente individuate in Italia, 22 delle quali nella regione Lazio e tutte nella provincia di Viterbo”.

“Le conclusioni – sottolineano – ribadiscono la non idoneità di tali aree, poiché interessate dagli usi civici e dalla presenza di aree verdi naturali preservate da centinaia di anni, proprio grazie al vincolo dell’uso civico che ha consentito l’allevamento e l’agricoltura biologica che associazioni e comitati intendono difendere da tali impianti. La sola ipotesi di un deposito nazionale di rifiuti radioattivi sulle terre dell’Università Agraria, in località Roccaccia, non è accettabile. Un’ipotesi sostenuta da Sogin, nonostante l’importanza naturalistica dell’area. Gli usi civici delle terre dell’Università Agraria di Tarquinia hanno garantito la naturalità, con tutte le presenze di habitat che ospitano specie protette. È altrettanto fondamentale l’importanza dell’azienda agricola dell’Università Agraria che insieme all’allevamento biologico del bestiame sostiene il bilancio economico dell’ente che rischia di non poter disporre delle terre coinvolte nel progetto del deposito nazionale”.

“La Sogin, non solo non menziona l’importanza socio economica dell’Università Agraria, ma ne sminuisce il valore storico e culturale, non riconoscendone la titolarità della proprietà che di fatto gestisce gli usi civici, disponibili ai cittadini di Tarquinia, tramandati nei secoli”.

Le associazioni inoltre nelle osservazioni rimarcano anche come l’impatto ambientale e sanitario sia “insostenibile anche dal punto di vista del traffico dei mezzi pesanti che saranno impiegati per la costruzione del Deposito, lo stoccaggio e la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi”.

“La Sogin – concludono le associazioni, esprimendo anche perplessità sul principio di partecipazione dei portatori di interesse – non ha tenuto adeguatamente conto di quanto emerso da osservazioni e consultazioni e si insiste affinché le stesse vengano motivatamente (art. 3 della legge n. 241/1990 e s.m.i.) considerate nell’ambito del presente procedimento per la localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi e parco tecnologico”

La Sogin ha ora 60 giorni di tempo per elaborare la Cnai, la carta nazionale delle aree idonee, sulla base delle osservazioni presentate dai singoli territori. Carta che poi sarà vagliata dai ministeri dello Sviluppo economico e della Transizione ecologica, che avranno due mesi di tempo per validarla e per ritrasmetterla alla Sogin per la pubblicazione.

In seguito, qualora non emergano manifestazioni di interesse ad ospitare il deposito, la decisione finale spetterà al governo

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