Deposito scorie nucleari, Arera esorta lo Stato a individuare il sito senza ulteriori ritardi

Intervista al consigliere regionale Pd Panunzi che fu il primo a lanciare l'allerta relativa alla Tuscia, dove sono state individuate 22 delle 67 aree ritenute idonee

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“L’Italia non può più permettersi di accumulare ritardi sull’individuazione del sito per la realizzazione di un deposito nazionale di rifiuti radioattivi”.

La dichiarazione del presidente Arera Stefano Besseghini riaccende i riflettori su un tema particolarmente sensibile per la Tuscia.

Un ‘bubbone’ scoppiato improvvisamente a gennaio scorso con la pubblicazione della mappa, secretata dal 2015, dei siti ritenuti idonei sul territorio nazionale e il cui maggior numero – 22 su 67 – insiste nella provincia di Viterbo.

Immediata la mobilitazione di politici, amministratori e comitati No scorie.

L’allerta al territorio fu lanciata dal consigliere regionale Pd Enrico Panunzi.

“L’allora sottosegretario all’Ambiente Morassut mi chiamò la sera del 4 gennaio – rivela l’esponente dem – e io subito dopo avvisai il presidente della Provincia Nocchi”.

Presidente che, il giorno successivo, convocò un incontro a Palazzo Gentili a cui parteciparono, oltre agli amministratori locali, il sottosegretario Morassut e l’assessore regionale Valeriani.

Oltre ad allertare Nocchi, “l’11 gennaio ho presentato in merito un ordine del giorno, approvato all’unanimità il 19” sottolinea Panunzi.

Il consigliere regionale, lo scorso 15 ottobre, è intervenuto al convegno, organizzato da Palazzo Gentili, per fare il punto sulle osservazioni elaborate in questi mesi dai sindaci, dalle associazioni e dai comitati No scorie.

E riferendosi a tale occasione afferma: “Credo sia stato uno dei rari momenti di compattezza, di unità di intenti e soprattutto di azione, che poi è quella che conta, che io ho vissuto nella mia vita politico amministrativa”.

“Il percorso individuato dalla legge ci porterà a dicembre a un’ulteriore scrematura dei siti ritenuti idonei” ricorda e auspica “che queste idee piuttosto bizzarre e, secondo me, non suffragate da elementi probanti vengano riviste. Noi faremo il possibile e anche quello che non è possibile per ottenere tale risultato”.

A gennaio l’assessore Valeriani, nel dichiarare l’indisponibilità del Lazio a ospitare il deposito, evidenziò anche il possibile rischio di installare un deposito di rifiuti radioattivi vicino a Roma e quindi ai centri di potere dello Stato.

“Valeriani – dichiara a tale proposito Panunzi – da sempre sottolinea questo elemento aggiuntivo, ossia la presenza nella limitrofia dei siti della capitale d’Italia, di Roma capitale. Elemento che è stato portato a supporto nelle osservazioni”.

Osservazioni, quelle elaborate da politica e comitati, che puntano maggiormente sulla preservazione del territorio e delle vocazioni tipiche.

“Anche nel mio ordine del giorno viene richiamata questa situazione insieme però a tante altre come l’indagine epidemiologica, il livello sanitario, le vie di comunicazione, le infrastrutture. Portare da migliaia di chilometri questi rifiuti in piccoli paeselli difficilmente raggiungibili oltre che disdicevole è anche pericoloso, ulteriormente pericoloso. Sono tutti elementi che ho elencato in quell’ordine del giorno”.

“Devo anche verificare con piacere che il percorso iniziato nel gennaio di quest’anno ci ha fatto approdare a un risultato importante pure da un punto di vista tecnico-scientifico e giuridico visto che, a suffragio delle nostre intenzioni unanimi, hanno lavorato tecnici come l’avvocato Rosi e il professore Di Giorgio. Perché ovviamente, al di là della nostra contrarietà, dobbiamo anche portare a sostegno degli elementi tecnico-scientifici e questo è quello che si sta facendo anche in attesa dell’audizione del 9 novembre che poi porterà a una sintesi fatta dalla Sogin. Lavoro che poi verrà rimesso ai competenti ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico” conclude Panunzi.

L’audizione di tutte le parti interessate è prevista il 9 novembre, presso la sede della Provincia, nell’ambito del seminario nazionale Sogin dedicato al Lazio.

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