La procedura dovrebbe diventare esecutiva nei prossimi giorni

Deposito scorie nucleari: indagati manager, Sogin verso il commissariamento

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L’iter in corso per arrivare all’individuazione del sito idoneo a ospitare il deposito nazionale di stoccaggio dei rifiuti radioattivi potrebbe subire un brusco rallentamento.

La Sogin, Società gestione impianti nucleari, è sotto indagine da parte della Guardia di finanza che a fine 2021, stando a quanto riporta Il Corriere della Sera, ha fatto irruzione negli uffici della Sogin sequestrando carte e computer. Due i funzionari indagati, non si conoscono ancora le contestazioni mosse nei loro confronti.

Alla società, istituita nel 1999, lo Stato ha affidato il compito di gestire lo smantellamento degli impianti nucleari entro il 2019.

“A più di vent’anni – annota il Corsera – dalla sua creazione, e dopo essere costata finora a chi paga le bollette 4 miliardi di euro per concludere solo il 30% dei lavori di smantellamento nucleare, la Sogin si avvia al commissariamento”.

La procedura potrebbe diventare esecutiva nei prossimi giorni. “Un problema di ordine nazionale”, era stato poche settimane fa il commento del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ha preso la decisione del commissariamento e l’ha concordata con il Mef.

“I costi previsti per l’operazione – si legge su Il Corriere della Sera – dovevano ammontare a 3,7 miliardi di euro. Ad oggi, meno di un terzo dei lavori è stato effettuato, la spesa è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi odierni, mentre i lavori non hanno ancora nemmeno sfiorato alcun reattore, e la previsione della loro conclusione è stimata al 2036. Dei 4 miliardi finora pagati dagli italiani, più della metà (2,2 miliardi) sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti, auto di alta gamma, benefit e bonus compresi”.

In contemporanea dal 2000 è iniziato anche il lungo percorso che deve portare all’individuazione del sito idoneo e alla costruzione del deposito nazionale di stoccaggio rifiuti radioattivi.

La Cnapi, documento in cui sono riportati i siti potenzialmente idonei, è rimasta secretata dal 2015 ed è improvvisamente ricomparsa a gennaio 2021. Quando la Tuscia è venuta a conoscenza del rischio costituito dall’essere presente nella Cnapi con ben 22 siti potenzialmente idonei sui 67 individuati sul territorio nazionale.

Tra l’altro, come evidenziato dal Corsera “non sono stati ancora condizionati e messi in sicurezza come dovrebbero i rifiuti già stoccati e pronti per essere trasferiti nella nuova sede”.

Dopo quanto accaduto finora “c’è solo da augurarsi”, annota ancora il Corriere della Sera che “il nuovo commissario faccia presto e bene”.

 

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