La proroga dei termini per la presentazione delle osservazioni a luglio consente di mettere insieme un dossier esaustivo per un secco No

Deposito scorie nucleari nella Tuscia, Provincia e Comuni stanno lavorando per disinnescare il rischio

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Le dichiarazioni di Emanuele Fontani, amministratore delegato Sogin, rilasciate in commissione Ambiente e Attività produttive della Camera hanno riacceso i riflettori, e anche il fermo coro dei No, sul rischio di veder situato il deposito nazionale per lo stoccaggio di scorie nucleari nella nostra provincia.

La frase incriminata: “Il Lazio è sicuramente il territorio più interessante, baricentrico sul territorio nazionale”.

Territorio nel quale sono stati individuati ben 22 – tutti nella Tuscia – dei 67 siti italiani ritenuti idonei.

E in questo caso pure la Regione, prima con l’assessore Valeriani e ora anche con l’assessore alla Transizione ecologica Roberta Lombardi, ribadisce la non idoneità del Lazio a ospitare il deposito.

In particolare la Lombardi evidenzia che il territorio del Viterbese “ospita già impianti ad alto impatto ambientale” e sottolinea

“le caratteristiche ambientali, archeologiche e turistiche della Tuscia, che sono incompatibili con la realizzazione del deposito nazionale di scorie nucleari”.

E dichiarando la sua ferma contrarietà a questa ipotesi assicura “faremo tutto ciò che è di nostra competenza per scongiurare questo progetto”.

L’assessore regionale al Ciclo dei rifiuti Massimiliano Valeriani, nell’incontro sul tema tenuto lo scorso gennaio a Palazzo Gentili, aveva fornito una inedita riflessione sui motivi da inserire nelle controdeduzioni: “Bisognerebbe tener conto anche della distanza dalla capitale del Paese per opportune valutazioni di sicurezza nazionale”.

Ma le osservazioni da presentare per contrastare l’eventualità del sito di stoccaggio nella nostra provincia a che punto sono?

Fonti attendibili e ben informate rassicurano che si sta procedendo a raccogliere tutte le motivazioni e le criticità con cui i sindaci dei Comuni nel mirino della Sogin argomentano il loro No. Materiale che, insieme a quello proveniente anche da altri attori del territorio attivi nella tutela del territorio, confluirà in un dossier.

Il termine per presentare le controdeduzioni è stato prorogato a 180 giorni, contro gli iniziali 60, e quindi c’è tempo sino ai primi di luglio per lavorare di cesello alla documentazione e per  disinnescare il rischio.

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